Perché lo sviluppo di Dying Light 2 è stato descritto come un caos totale?

Dalla sua presentazione nel 2018, l’attesissimo Dying Light 2 dello sviluppatore Techland è stato afflitto da numerose battute d’arresto, che vanno da ritardi multipli sull’uscita a dimissioni di personale di alto profilo. Un nuovo report ha ora gettato ulteriore ombra sul travagliato progetto, descrivendo il quadro di sviluppo del gioco come un “caos totale”, confusionario, incerto e guidato da un CEO prepotente.

Secondo il rapporto, infatti, il problema deriva principalmente dalla leadership dell’amministratore delegato dell’azienda, Pawel Marchewka, e dalla sua cerchia ristretta. Sono stati alcuni dipendenti ed ex dipendenti—rimasti anonimi—di Techland a parlare e a descrivere la gestione come tossica e incapace di funzionare a causa di una scarsa pianificazione.

È un peccato perché dying light 2 si prospettava come un progetto molto interessante dopo il discreto successo del primo episodio uscito. Questo survival horror in prima persona, infatti, è molto divertente da giocare e regala dosi di adrenalina uguali soltanto ai migliori Resident Evil, alle roulette online o alle corse in moto.

I problemi nello sviluppo di Dying Light 2

I numerosi resoconti attribuiscono i problemi di Dying Light 2 a un processo di progettazione “iterativo” che è, in realtà, tanto caotico quanto privo di direzione. Una fonte lo ha definito “un noto scherzo di Techland secondo cui non viene mai approvato nulla, incluso il nome del gioco. Ti potrebbe essere detto di rifare un lavoro su cui avevi sudato per un mese solo perché il CEO ha cambiato idea dopo aver visto qualcosa sul Internet.”

In effetti, lo stile di gestione “autocratico” e la mancata coerenza di fondo del CEO Pawel Marchewka vengono ripetutamente citati come cause delle battute d’arresto del progetto. “È vero al 100% che non c’è nulla di scritto nella pietra in Techland. La storia di Dying Light 2 è stata riscritta circa sei volte. Avrebbe potuto funzionare in Dying Light, ma rende la produzione di Dying Light 2 un progetto semplicemente impossibile da portare avanti” svela un’altra fonte.

Diversi racconti, poi, affermano che molti consulenti esterni sono stati coinvolti nel progetto e che Marchewka in un primo momento si sia fidato più di loro che del proprio personale. Dopo averli assunti a tempo pieno, poi, li avrebbe gettati nel dimenticatoio, con conseguente cascata di dimissioni e licenziamenti.

I numeri parlano chiaro, almeno 20 persone, circa il 5% dei 400 dipendenti di Techland, hanno lasciato lo studio negli ultimi mesi. E si dice anche che gli sforzi per assumere più sviluppatori per portare ordine nel caos siano falliti. La colpa viene fatta ricadere sempre sul capo, che avrebbe bloccato qualsiasi tentativo di stimolare il cambiamento. Marchewka ha tentato di difendere lo studio e i suoi processi, affermando che “la fiducia e il flusso di idee sono questioni complesse in una grande organizzazione”.

Il futuro del gioco

Per quanto riguarda Dying Light 2, Techland ha deciso nel gennaio 2020 di ritardare il gioco a tempo indeterminato e da allora lo studio ha fatto trapelare poco o nulla sul progetto. Tuttavia, ha smentito le notizie dello scorso maggio secondo cui il gioco era in uno stato pietoso e più recentemente, all’inizio di quest’anno, ha promesso che avrebbe “condiviso presto notizie entusiasmanti su Dying Light 2”. Di certo, non ci saremmo mai aspettati ne sarebbe uscito un “caos totale”.

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