Damien Hirst in mostra alla Galleria Borghese

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Damien Hirst, Female Archer [Arciera], 2013. Bronzo / Bronze. Collezione privata / Private collection. Ph. by A. Novelli © Galleria Borghese – Ministero della Cultura © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021/SIAE 2021

Alla Galleria Borghese lo show di Damien Hirst tra Bernini e Caravaggio

Archaeology Now, a cura di Anna Coliva e Mario Codognato, presenta oltre 80 opere dalla serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable, tra sculture monumentali e oggetti di piccole dimensioni. Un’unica parola d’ordine: sorprendere.

Una neo barocca schiera di arcieri e faraoni, demoni, teschi diamantati, mostri e tre teste, divinità terribili nella loro ipnotica imponenza, avanza nelle sale della Galleria Borghese sotto lo sguardo di Proserpina, della raffaellesca Dama col liocorno e di una sensuale Paolina Borghese, delizia di Antonio Canova.

Lo show dei materiali, il bronzo ed il corallo, le pietre dure, il cristallo di rocca, la malachite, esplode tra i marmi, gli oli, i tesori che furono del Cardinal Scipione, per fondersi con la perfezione della statuaria classica romana, con le pitture del Rinascimento e i capolavori del Seicento, travolgendo le ninfe di Bernini e le modelle di Canova, nell’armonioso vortice di una malìa straniante che sorprende, e al tempo stesso confonde.

Per la sua prima volta nella Galleria romana che fu il raffinato scrigno del Cardinal Borghese, accumulatore erudito di meraviglie, Damien Hirst ha scelto di lasciare i suoi ospiti a bocca aperta in quella che è già una casa di meraviglie da togliere il fiato.

Fino al 7 novembre 2021 un inedito intervento dell’artista di Bristol, a cura di Anna Coliva e Mario Codognato, dal titolo Archaeology Now, offre un motivo in più per perdersi nella bellezza di uno dei più affascinanti musei di Roma.

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Oltre 80 opere dalla serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable, un trionfo di sculture monumentali e oggetti di piccole dimensioni, sbucano dalle sale fondendosi con i capolavori antichi attraverso un dialogo intimo cui fa da cornice un allestimento sapientemente studiato, al punto che, per gli occhi meno allenati, non è sempre facile distinguere ciò che è antico da ciò che non lo è.

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Così l’alchimista dei materiali Hirst, l’ex enfant terrible della Young British Art, investiga e sfida ancora una volta le certezze del mondo contemporaneo, punzecchiando le incertezze che fanno vacillare la natura umana, fino a penetrare le complesse relazioni tra arte, religione, vita, morte, scienza, bellezza.

Al cospetto del torso virile restaurato come satiro su delfino (I secolo d.C.) la testa di una donna regale in marmo di Carrara, smeraldi per gli occhi e cristallo di rocca, simula il faraone Akhenaton, mentre il busto di un “unknown Pharaoh” brilla con il suo granito blu, oro e agata bianca.

Bellezza e orrore, sesso e morte, antidoto e veleno vorticano attorno alla testa mozzata di una Medusa in malachite, terribile e bellissima al cospetto del languido Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio.

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Ma la vera sorpresa è tutta racchiusa nell’opulento corpo di donna ricoperto dai residui di mare e di tempo che si allunga, gigantesco, verso la volta settecentesca di Mariano Rossi. Un altro grandeggia nella vicina Sala degli Imperatori, ammiccando al marmoreo corpo violato di Proserpina.

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C’è poi L’Arciera in bronzo – a ricordare come nell’antica Grecia l’arco teso fosse metafora della forma umana ideale – e c’è Aton, il dio solare supremo in marmo rosso a ricondurci alla pratica del tatuaggio in Egitto, diffusa già nel 2000 a.C, tradizionalmente associata a musicisti e a ballerini nubiani.

Anche i dipinti di Hirst, Colour Space, in Italia per la prima volta, affiancano la collezione permanente, rappresentando uno sviluppo degli Spot Paintings.

Eccoli i dipinti simili a “cellule al microscopio” che rompono l’idea di una immagine unificata e fluttuano nello spazio, scontrandosi e fondendosi l’una nell’altra, con un senso di movimento che contraddice la stasi della tela.

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Damien Hirst, Hydra and Kali [Idra e Kālī], 2015. Bronzo / Bronze. Collezione privata / Private collection. Ph. by A. Novelli © Galleria Borghese – Ministero della Cultura © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021/SIAE 2021

Il sublime racchiuso nell’arte di Hirst, la passione per il viaggio, la scoperta, i rimandi mitologici alla cultura classica, la serialità maniacale e ossessiva del collezionista, la parodia nell’impiego di un linguaggio alto nei testi descrittivi delle opere museali, la presa in giro della produzione artistica antica e classica improntata al gigantismo, scandiscono un percorso magnetico che si allunga anche fuori dalla Galleria. Per ammirare la colossale Hydra and Kali, basta infatti uscire nello spazio esterno del Giardino Segreto dell’Uccelliera.

Resa possibile grazie al generoso supporto di Prada, la mostra completa la molteplicità di invenzioni e tecniche presenti nella collezione museale, mostrando l’incredibile abilità dell’artista del celebre squalo in formaldeide di unire concetti e narrazioni per dare vita a opere complesse.

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Damien Hirst, Fern Court [Verde sottobosco], 2016. Collezione privata / Private collection e/and The Skull Beneath the Skin [Il teschio sotto la pelle], 2014. Marmo rosso e agata bianca / Red marble and white agate. Collezione privata / Private collection.
Ph. by A. Novelli © Galleria Borghese – Ministero della Cultura © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved DACS 2021/SIAE 2021

Il trionfo di soggetti e materiali accolti nella Galleria è il risultato di una delle ricerche più originali condotte da Hirst negli ultimi vent’anni. Treasures from the Wreck of the Unbelievable apparve per la prima volta a Venezia nel 2017, a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana.

Si trattava di una raccolta di centinaia di oggetti che simulavano il ritrovamento in fondo all’oceano del relitto di un’antica nave con tesori appartenenti a civiltà lontane civiltà.

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Tutto cominciò nel giorno in cui in cui Damien Hirst sognò di riportare a galla la grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) esponendone (o meglio facendo credere di esporre) il prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinata a un leggendario tempio dedicato in Oriente al Dio Sole.

Nel 2008 Hirst decise di mettere in piedi una spedizione per recuperare il vascello e il suo tesoro al largo delle coste dell’Africa orientale. La mostra di Venezia dava testimonianza dell’eccezionale carico e del suo rinvenimento, ma anche dello straordinario gusto enciclopedico del collezionista originario.

Allo stesso modo, anche questa volta, le opere alla Galleria Borghese, realizzate in marmo, bronzo, corallo, cristallo di rocca, esaltano soprattutto il desiderio di multiformità del suo fondatore, il Cardinale Scipione Borghese, il collezionista ingegnoso che aveva voluto superare le categorie, tanto tra le arti, quanto tra realtà e finzione.


DAMIEN HIRST. ARCHAEOLOGY NOW.

Fino al 7 Novembre 2021

Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese, 5

Biglietti: €13+2

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Martedi – Domenica
9.00 – 19.00 (ultimo ingresso 17.00)

I turni di visita sono di due ore per un massimo di 100 persone.

galleriaborghese.beniculturali.it

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