La mostra-concorso di fotogiornalismo più importante al mondo
Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 torna a Roma, nella sede espositiva del Palazzo delle Esposizioni, la 69° edizione del World Press Photo.
La mostra, ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Culture e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography, ospiterà le foto finaliste del prestigioso premio di fotogiornalismo, che dal 1955 premia ogni anno diversi fotografi professionisti per i loro migliori scatti contribuendo così a costruire la storia del miglior giornalismo visivo mondiale.

Per questa edizione, le giurie globali e regionali formate da esperti internazionali hanno esaminato 57.376 fotografie e progetti inviati da 3.747 fotografi provenienti da141 paesi. Quest’edizione presenta 42 progetti, con tre vincitori in ciascuna delle categorie per regione e un vincitore di un progetto a lungo termine per regione.
World Press Photo dell’anno

La foto dell’anno è Separati dall’ICE, scattata dalla fotografa statunitense Carol Guzy per il Miami Herald. L’immagine, scattata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, documenta il momento in cui un uomo viene fermato dagli agenti dell’immigrazione dopo un’udienza, separandolo dalla sua famiglia. La fotografia è stata premiata per la sua capacità di rendere visibile, in modo diretto e umano, l’impatto delle politiche migratorie: non un caso isolato, ma una condizione sistemica che colpisce persone che si presentano alle istituzioni in buona fede.
La direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury, ha dichiarato:
“Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente.”
I finalisti dell’edizione 2026
Sono due le altre foto finaliste che hanno poi lasciato il podio all’intenso ritratto del dramma familiare, la prima è Emergenza umanitaria a Gaza di Saber Nuraldin (EPA Images), che mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti nel tentativo di procurarsi cibo. La fotografia è stata scelta per la sua forza compositiva e per la capacità di restituire l’urgenza della carestia, trasformando una scena di caos in una prova visiva della crisi umanitaria e delle sue implicazioni globali.

Il secondo finalista è I processi delle donne Achi di Victor J. Blue (The New York Times Magazine), un ritratto collettivo di donne indigene Maya Achi sopravvissute a violenze durante la guerra civile guatemalteca. L’immagine, realizzata all’esterno di un tribunale, è stata premiata per il suo approccio misurato e per la capacità di restituire dignità e autorevolezza alle protagoniste, documentando un momento storico di giustizia dopo decenni di impunità.

La vincitrice italiana – Categoria: Stories
Chantal Pinzi è l’unica fotografa italiana premiata in questa edizione, avendo conquistato il primo posto nella categoria Stories per la Regione Africa con il suo progetto: ‘Farīsāt: Gunpowder’s Daughters’. Le foto raccontano di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale (foto in alto). Per secoli, la Tbourida è stata un’attività esclusivamente maschile, ma le cavallerizze hanno lottato costantemente per l’inclusione da quando la riforma del codice di famiglia marocchino ha rafforzato i diritti legali delle donne.
Oggi, sette gruppi interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300 partecipanti. Queste farīsāt (cavallerizze) sostengono costi personali significativi, finanziando i propri cavalli, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. La loro perseveranza è una potente affermazione del giusto posto delle donne nel patrimonio marocchino.
Le foto dedicate al mondo naturale

Uno degli scatti più impressionanti è senza dubbio Orso polare su capodoglio di Roie Galitz: una femmina di orso polare si nutre della carcassa di un capodoglio nella banchisa polare a nord dell’arcipelago norvegese delle Svalbard, in data 8 luglio 2025. La foto testimonia la gravità del fenomeno del surriscaldamento globale: questa latitudine, infatti, è molto settentrionale per quanto riguarda le abitudini dei capodogli, che amano le acque temperate di tutto il mondo e tendono a stare lontani dal ghiaccio.
La valutazione del World Press Photo Contest 2026 si è svolta tra gennaio e febbraio 2026. La selezione è avvenuta inizialmente attraverso sei giurie territoriali e, successivamente, i vincitori sono stati scelti da una giuria globale indipendente.
Kira Pollack, presidente della giuria globale per il 2026, ha dichiarato:
“Il fotogiornalismo non è mai stato un lavoro facile. Non è mai stato redditizio, né sicuro, né garantito da un pubblico. Eppure, i fotografi partono. Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto, negli angoli più silenziosi del mondo, dove la storia si sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove contino.”