Street art a Roma: i quartieri da non perdere

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I murales più belli da vedere a Roma

Roma è da sempre considerata un vero e proprio museo a cielo aperto. Negli ultimi anni questa caratteristica si è amplificata ancora di più, grazie alla massiccia diffusione di murales e graffiti che hanno invaso quasi tutte le zone della città. Un concetto innovativo di arte, che rinnova gli stereotipi che vogliono l’opera d’arte chiusa in un museo per allacciarsi invece a un discorso di comunicazione sociale e di riqualificazione del territorio, su più livelli.

Scopriamo insieme le opere più interessanti, zona per zona; e se davvero non vuoi perderti nemmeno una delle opere di street art capitoline, scarica l’app STREETART ROMA, sviluppata da Artribune insieme a Toyota. Una guida digitale in italiano e inglese per dispositivi mobili che vi farà da Cicerone nella moltitudine di murales disseminati per la città.

San Lorenzo

Il campo da basket di Pivsk su Via dello Scalo San Lorenzo

San Lorenzo è da sempre il quartiere preferito dagli artisti: il fermento creativo è ciò che caratterizza questa zona storica di Roma. Molta della più recente produzione di street art è stata realizzata qui, spesso non solo a fine decorativo ma anche e soprattutto a livello di riqualificazione urbanistica. E’ il caso dell’opera di Francesco Persichella, in arte PIVSK. Lo street artist ha realizzato un coloratissimo campo da basket nella zona che si estende sotto il cavalcavia della Tangenziale Est, lungo via dello Scalo San Lorenzo. L’area veniva usata da tempo dai giovani del quartiere per giocare a basket, ma verteva in un parziale stato di degrado, acuito anche dalla posizione non proprio felice. Il progetto è nato da un’idea dell’azienda Red Bull, che voleva riqualificare il campo in vista del Red Bull Half Court, un torneo internazionale di basket che si svolge in contesti urbani, in programma per fine ottobre 2020 a Roma, poi rimandato al 2021. L’area destinata al progetto aveva la forma di un’arena: come non associarla al Colosseo, simbolo della città di Roma nonché l’arena più famosa al mondo? Pivsk ha quindi realizzato la sua opera prendendo a modello le misure della planimetria dell’anfiteatro Flavio, e posizionando al suo interno un cestista colto nell’atto dinamico di lanciare la palla, e potenzialmente andare a canestro, immerso in una raggiera di colori.

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Alice Pasquini
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Lucamaleonte, Patrimonio Indigeno

E’ a Via dei Sabelli che Alice Pasquini, muralista e street artist di fama internazionale, che ha avuto per anni il suo studio proprio qui a San Lorenzo, ha lasciato uno dei suoi lavori più importanti, disegnando lungo tutto il perimetro murale di un’ex caserma bambini che giocano e scene colorate di vita quotidiana, nel suo inconfondibile stile che oscilla tra il mondo del fumetto e le atmosfere oniriche.

Tra Via dei Reti e Via dei Piceni, una delle parti del quartiere maggiormente colpita dai bombardamenti del ’43, si staglia Patrimonio Indigeno, la dedica a graffito che lo street artist Lucamaleonte ha lasciato a San Lorenzo. Il doppio murales è un’opera imponente, un ritratto per simboli che alludono alle iconografie collegate a questa zona: dallo sfondo ricco di vegetazione emergono infatti la graticola, strumento del martirio di San Lorenzo, i crisantemi, simbolo del Cimitero Monumentale del Verano, un capitello dell’antica basilica di San Lorenzo, colpita dalle bombe. E poi ancora il picchio totemico dei Picen, la mano della dea Cerere, un fiore, il papavero, in memoria dei caduti in guerra, e in ultimo i simboli di Minerva, l’alloro e il serpente, a ricordare la presenza dell’Università La Sapienza, primo ateneo di Roma.

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Leonardo Crudi, Fantasia, Piazza dell’Immacolata, San Lorenzo

Piazza dell’Immacolata è da sempre il punto di ritrovo degli abitanti e degli studenti del quartiere San Lorenzo: è rarissimo trovarla vuota, la maggior parte delle volte pullula di persone di tutte le età che si riuniscono a parlare, bere, fumare una sigaretta, una sorta di Foro Romano moderno. E’ qui che il giovane artista Leonardo Crudi ha realizzato Fantasia in piazza, progetto vincitore del contest Lazio Street Art. Un murales a terra, orizzontale, che ridisegna il tracciato della piazza creando un’area d’incontro caratterizzata da cromie vivaci e geometrie dinamiche, un’agorà futurista divertente e audace.


Pigneto/Torpignattara

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Maupal, L’occhio è l’unico che può accorgersi della bellezza
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Mirko Montano, Non illuderti

Il Pigneto è una delle zone dove appaiono più spesso opere di street art, frequentemente legate al mondo della letteratura e del cinema, come nel caso dei due murales dedicati al regista Pier Paolo Pasolini, che girò in questo quartiere il film Accattone, quando il Pigneto era ancora una sorta di baraccopoli abitata da un’umanità alle prese con le vere difficoltà della vita. Mauro Pallotta, meglio conosciuto come Maupal, ha realizzato in suo ricordo nel 2014 L’occhio è l’unico che può accorgersi della bellezza, in via Fanfulla da Lodi: lo sguardo penetrante dello scrittore sorveglia dall’alto la strada, come a seguire il cammino del passante di turno: nella sua pupilla, una riproduzione della penisola italiana, a confermarlo patrimonio letterario del nostro Paese. Anche Mirko Montano ha omaggiato il regista con un murales, su Via del Pigneto, accompagnato dalla seguente citazione: “Non illuderti: la passione non ottiene mai perdono. Non ti perdono neanche io, che vivo di passione”.

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Etam Cru (Bezt e Sainer), Coffee break
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Sten Lex, Untitled

Una delle opere realizzate più di recente al Pigneto (risale infatti a maggio scorso), è quella famoso street artist napoletano Jorit, noto per realizzare ritratti dei nuovi eroi della modernità, personaggi che sono stati protagonisti di fatti di cronaca o sociali di grande risonanza. Le guance dei personaggi di Jorit sono solcate da strisce rosse: questi segni simboleggiano l’unità della tribù opposta alla singolarità dell’individuo e sono presenti in tutti i volti disegnati dall’artista. Tra Pigneto e Prenestino Jorit ha realizzato, all’esterno del centro sociale Ex Snia, un murales per ricordare Luana D’Orazio, l’operaia toscana morta sul lavoro a soli 22 anni. Al confine tra il Pigneto e Tor Pignattara è stato invece realizzato un murales da primato: si tratta del più alto di Roma, misura 32 metri ed è stato realizzato dal duo polacco Etam Cru (Bezt e Sainer). Il titolo è Coffee break: l’iconografia è quanto meno curiosa, e mostra un uomo che esce da un secchio della spazzatura tenendo in mano una tazzina di caffè. Sempre a Tor Pignattara, in via Francesco Baracca, si staglia Untitled, l’enorme murales realizzato da Sten Lex per l’iniziativa Light up Torpigna!

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Quadraro

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Malo Farfan, Duality
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Lucamaleonte, Nido di vespe

La diffusione della street art negli ultimi anni è stata tale che era ovvio che prima o poi si pensasse di creare un vero e proprio museo a cielo aperto, pubblico e gratuito, ad essa dedicato. Parliamo di MURo (Museo di Urban Art di Roma), progetto nato nel 2010, da un’idea dell’artista David “Diavù” Vecchiato. Tra i murales presenti in questo museo su strada ricordiamo quello di Diavù a Via dei Lentuli, intitolato Art Pollinates Quadraro, e Il nido di vespe di Lucamaleonte, che ricorda il rastrellamento nazista avvenuto in questo quartiere, protagonista di importanti episodi legati alla Resistenza, nell’aprile del 1944. Il lascito dell’artista messicano Malo Farfan si intitola Duality: due figure di animali che rappresentano la vita e la morte.

Gio Pistone ha realizzato invece Il guardiano del tunnel sopra il Tunnel del Quadraro, mentre lo statunitense Ron English ha lasciato la sua firma su un muro di Via dei Pisoni, dove ha ritratto il Piccolo Hulk, un insolito bambino con il corpo verde del super eroe. Accanto a lui un Mickey Mouse con maschera antigas: la cultura pop americana contamina tutto ciò che tocca, ma si preserva dal ricevere a sua volta un eventuale contagio dall’esterno.

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Ron English, Piccolo Hulk

Ostiense

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Agostino Iacurci, Il nuotatore

Nel quartiere Ostiense troviamo un’opera che detiene un record molto particolare: si tratta infatti dell’ecomurales più grande d’Europa, Hunting Pollution. Realizzato su via del Porto Fluviale nel 2018 dallo street artist milanese Federico Massa (in arte Iena Cruz) questo gigantesco murales rappresenta un cormorano blu che tiene nel becco un pesce appena pescato, ed è stato dipinto con pitture ecosostenibili al 100%, in grado di catturare le polveri inquinanti atmosferiche, trasformandole in sali inermi. Sempre su Via del Porto Fluviale si può ammirare il Nuotatore di Agostino Iacurci, realizzato in occasione dell’Outdoor Festival del 2011: un uomo in costume in costume da bagno che nuota allegro nel mare, ironicamente posizionato sopra le saracinesche della Pescheria Ostiense.

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Iena Cruz, Hunting Pollution

Sulla stessa via anche il famoso muralista Blu ha eseguito nel 2015 un importante lavoro sulle pareti di un ex magazzino militare, occupato dal 2004: l’opera raffigura una serie di 27 volti colorati, ognuno protagonista di una storia diversa, per lo più incentrata sui temi dell’ingiustizia sociale o delle disuguaglianze. L’intervento è stato interamente finanziato dai 450 residenti del palazzo.

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Roa, Jumping wolf

In Via Ostiense invece troviamo un altro murales di Blu, eseguito sulla facciata del centro sociale Alexis, che prende il nome da Alexis Grigoropoulos, lo studente ucciso dalla polizia greca nel 2008, rappresentato come un’icona bizantina in basso a destra. Tutto intorno a lui, una catena di automobili allacciate tra loro da un grande lucchetto, simbolo del traffico perennemente congestionato della zona. Su uno dei palazzi di Via Galvani si staglia l’enorme murales del belga Roa, specializzato in animali: un lupo di 30 metri, intitolato Jumping wolf, simbolo di istinto e carica vitale. Al civico 14 di via Delle Conce invece troviamo il Ritratto di anonimo di Sten Lex, realizzato con la tecnica dello stencil poster: da un poster incollato sulla superficie del muro da decorare si ritagliano parti della figura come in uno stencil, per poi dipingere sopra la matrice. A fine processo si strappa la carta facendo così emergere la figura finale.

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Blu, Facciata del centro sociale Alexis

Garbatella/San Paolo

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Lucamaleonte, Il marchese del Grillo
Street Art tour a Roma: un giro tra le più importanti opere di riqualificazione urbana, murales e graffiti nei vari quartieri di Roma
Diamond & Solo, Oh my darling Clementine

Altra zona, altra street art. Garbatella è da molti considerata il vero cuore capitolino: un quartiere popolare, amabile, caratterizzato da un’urbanistica endemica e da un patrimonio culturale fortemente radicato nella veracità romana più sincera. Sono molte le opere di street art comparse in questa zona negli ultimi anni. Parlando di romanità, il primi murales da andare a vedere è sicuramente il grandioso ritratto di Alberto Sordi, rappresentato nei panni del Marchese del Grillo, uno dei suoi personaggi cinematografici più amati in assoluto. A realizzarlo, sulla facciata di un palazzo di Via Persico, di nuovo Lucamaleonte, su commissione della AS Roma per celebrare i 101 anni dalla nascita dell’Albertone nazionale. Si prosegue poi con il bellissimo murales liberty eseguito da Diamond, in collaborazione con Solo, all’angolo con Piazza Sauli (angolo Via Passino), intitolato Oh my darling Clementine, rappresentante Clementina, la mitica ostessa garbata e bella che sembrerebbe aver dato il nome al quartiere.

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Leonardo Crudi, L’uomo dalla croce

Da Marzo 2021 ha preso il via nella zona di San Paolo il progetto Cantieri San Paolo: una serie di interventi volti a riqualificare aree di uso pubblico, quali campi da basket e scuole, ad opera di street artists come Greg Jager, Gojo e Collettivo ‘900 con Leonardo Crudi ed Elia NovecentoWuarky e Lola Poleggi. Si articola su due progetti principali: Tiber Courtyards, di Greg Jager che è intervenuto nella decorazione di due campi da basket  e One Take Project (dell’associazione Dominio Pubblico). Per quest’ultimo progetto Leonardo Crudi ed Elia Novecento sono stati chiamati a rappresentare, attraverso tre opere murali all’interno del complesso dell’Istituto Cine Tv Rossellini, le immagini dei film più emblematici realizzati dal grande regista italiano.

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Centro Storico

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JR, Lo squarcio a Palazzo Farnese

L’intervento di street art che ha avuto maggiore richiamo negli ultimi tempi è senza dubbio quello eseguito dall’artista francese JR su Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia a Roma, attualmente oggetto di un restauro che sarà terminato nel 2025. Alcuni artisti sono stati invitati a lasciare un loro segno direttamente sulle palizzate del sito, segno volto a dare una rilettura contemporanea di Palazzo Farnese. Il progetto di JR ha un effetto visivo impressionante: uno squarcio che apre letteralmente il Palazzo Michelangiolesco, con un effetto di trompe-l’oeil incredibile, che dà l’illusione di svelare gli interni ai passanti, riproducendendo in maniera fedele il vestibolo a tre navate, le colonne doriche e la grande statua di Ercole Farnese.


Le periferie, nuovo territorio d’elezione dei murales

Tufello

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Jorit, Valerio Verbano
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Jorit, Bobby Sands

Le periferie romane sono state negli ultimi anni al centro di un vivace discorso di riqualificazione e decorazione urbana. Non a caso molti dei murales più interessanti sono stati eseguiti in queste zone, e da artisti di un certo peso. Al Tufello Jorit ha realizzato due dei suoi ritratti: uno dedicato a Valerio Verbano, realizzato sulla facciata dell’istituto Sarandì in via Isole Curzolane; l’altro, nella stessa via ma al civicio 131, per Bobby Sands, l’attivista per l’indipendenza irlandese, morto in carcere Belfast 40 anni fa. Al Tufello ha lasciato la sua firma anche Lucamaleonte; è suo infatti il murales D’après Gigi (11 metri x 15), realizzato sempre su commissione dell’AS Roma sul muro di un palazzo Ater in via Tonale. Si tratta di un intenso ritratto di Gigi Proietti, l’attore romano scomparso nel novembre del 2020, cresciuto in questa zona di Roma.

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Lucamaleonte, D’après Gigi

Tor Bella Monaca

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Elia Novecento, La finestra sull’ulivo
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Leonardo Crudi, Sulla strada

A Tor Bella Monaca le facciate delle palazzine popolari stanno tingendosi di colori, grazie al progetto di Big City Life, dal titolo Moltitudini. Tra i vari interventi spicca quello realizzato da Diamond nel comparto R8. Su uno sfondo carminio si staglia il volto delicato di una donna, a cui stanno puntando il coltello alla gola. Su tutto campeggia la scritta No Surrender, non arrendersi, un incitamento a non scoraggiarsi e a combattere per quello in cui crediamo. Anche a Tor Bella Monaca troviamo un ecomurales: è quello realizzato da Lucamaleonte, intitolato Sotto la superficie, promosso dalla no profit Yourban2030. L’opera è stata realizzata lo scorso giugno sui muri di un palazzo di edilizia popolare in via Agostino Mitelli. Il murale rappresenta un branco variegato di pesci, molti tipici del Mar Mediterraneo. Sono realizzati con colori simili, ma con forme diverse: l’idea è quella di promuovere un nuovo concetto di diversità, che sia inclusiva e che sveli in parte come nel tutto alla fine ci sia sempre una matrice comune.

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Diamond, No surrender

Presso il Museo Laboratorio di Tor Bella Monaca, uno spazio polifunzionale dedicato a persone ed artisti con disabilità, si trovano invece i murales di Leonardo Crudi ed Elia Novecento; i lavori sono stati eseguiti con il supporto dei ragazzi della Comunità di Sant’Egidio. Le due opere rileggono in chiave personale il tema della strada, e del rapporto che si crea tra l’opera pubblica e l’osservatore. Sulla strada, realizzato da Crudi, strizza l’occhio alla grafica Futurista russa, mostrandoci due volti fortemente strutturati costruti sulle bisettrici che partono da un ciclista in sella a una bicicletta rovesciata. Finestra sull’ulivo di Novecento invece, ci mostra una figura femminile che guarda un ulivo (emblema dello stemma di Sant’Egidio), stagliarsi fuori dalla sua finestra, in un gioco di colori e geometrie che ricordano la segnaletica stradale.


San Basilio

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Liqen, El Renacer
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Liqen, Devenir

Nella zona nord-est di Roma sorge San Basilio, quartiere romano fortemente degradato. E’ qui che dal 2014 ha preso vita il progetto di arte pubblica SanBa, ideato e curato da Walls: le prime 4 facciate sono state commissionate agli street artist Agostino Jacurci e Liqen.

Il titolo della prima opera di Liquen, che si trova in Via Maiolati, è El Renacer, e rappresenta un gigantesco rastello impegnato a portare via i detriti di un passato di stampo industriale lasciando spazio a dei germogli vegetali, simboleggianti il ritorno a una dimensione più naturale e meno artificiale. Il secondo lavoro dell’artista spagnolo è Devenir: una gigantografia di fiori, insetti ed animali, eseguita nei soli toni del bianco e blu, una porcellana olandese su cemento che è un inno al potere esplosivo della natura e dei suoi abitanti.

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Agostino Iacurci, The blind wall
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Agostino Iacurci, In the globe

In Via Osimo Agostino Jacurci ha realizzato The blind wall: un uomo seduto, impegnato ad annaffiare il suo giardino. Lo stile naif dell’artista, che sembra quasi ricordare le illustrazioni per i bambini, comunica in modo semplice e netto la necessità di amare e curare il luogo in cui si vive. In The globe invece, Iacurci mostra un contesto urbano con degli alberi all’interno di una palla di vetro sorretta da una mano: un angolo cittadino da preservare.

A Via Ciliciano invece sono visibili tre murales di Blu, il misterioso street artist di cui non si sa quasi nulla. Il primo murales si intitola Càpita: una sorta di giostra infernale, dove un marasma di persone, non ben contraddistinte, attraversa i tubi di un gigantesco scivolo per poi finire, come “càpita”, in base appunto alle leggi del caso, nella melma di uno stagno putrido, vessati da guardiani inclementi, o in una scintillante piscina a sorseggiare drink. Il secondo murale ci mostra la risalita aggressiva di un corpo vegetale che si arrampica sulla parete riappropriandosi di fatto di ciò che la crescita urbanistica selvaggia ha sottratto al mondo naturale. L’ultimo lavoro di Blu eseguito qui a San Basilio è un compendio illustrato della storia del pianeta Terra, rappresentato come fossero i gironi danteschi che partono dal centro della Terra sviluppandosi poi verso l’alto, in un’enciclopedia che contiene tutti i passaggi evolutivi, dai dinosauri agli uomini primitivi fino ad arrivare alle piramidi, al Colosseo e al trionfo dell’era moderna, che va poi a deflagare in un collasso totale dal sapore profetico e apocalittico.

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Blu, Càpita

Tor Marancia

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Jaz, Il peso della storia
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Seth, Bambino Redentore

Un’altra delle borgate storiche capitoline più note per i progetti di street art è senza dubbio quella di Tor Marancia, soprannominata Shangai a causa dei frequenti allagamenti a cui era soggetta per via della vicinanza alla marrana. Qui, lungo gli 11 lotti del civico 63 di Viale Tor Marancia si snodano ben 22 murales eseguiti dal 2015 all’interno del progetto Big City Life (progetto ideato dall’associazione 999 contemporary). Le opere sono state eseguite da una serie di street artists provenienti da 10 paesi diversi, tra cui l’argentino Jaz, con il suo Il peso della storia, il Bambino redentore del francese Seth, Santa Maria di Shangai del romano Mr. Klevra, Veni Vidi Vici del duo francese Lek e Sowak, Il vento dell’italiano Moneyless. E poi ancora Diamond con Hic sunt adamantes, Cascata di parole del tedesco Satone, Natura morta di Reka, Distanza uomo-natura di Jerico, filippino d’origine ma romano d’adozione, Piramide dei britannici Best Ever, Elisabetta del francese Baudelocque e Io sarò dell’austriaco Van Helten.

Il nostro tour della street art a Roma termina qui, ma l’invito è quello a mantenere sempre lo sguardo vigile quando si cammina per le strade capitoline: ogni giorno infatti una nuova opera potrebbe spuntare nelle strade, instaurando nuovi spunti di dialogo con chiunque si trovi ad ammirarla.

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Mr. Klevra, Nostra Signora di Shangai

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