Klimt. La Secessione e l’Italia

klimt la secessione e l'italia - mostra museo di Roma

Un articolato percorso espositivo che abbraccia la parabola artistica della Secessione Viennese e del suo principale protagonista, Gustav Klimt

Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospiterà, fino al prossimo 27 marzo, una grandiosa retrospettiva dedicata al celebre pittore austriaco Gustav Klimt e alla cerchia degli artisti della Secessione, movimento di cui fu co-fondatore.

In mostra più di 200 opere, tra disegni, dipinti, oggetti di design, manifesti, provenienti principalmente dal Belvedere di Vienna, divisi in 15 sezioni. Un universo creativo declinato in molteplici sfaccettature, che insieme contribuiscono a dare voce a quella ricerca dell’opera d’arte universale, scopo primario degli artisti del gruppo. Ma la Secessione non è solo Gustav Klimt.

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Alcune sculture realizzate da contemporanei di Klimt © Per gentile concessione del Museo di Roma

Un intero pantheon di pittori, scultori e designer circonda l’operato del più noto protagonista. Le opere di Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Johann Victor Krämer, Josef Maria Auchentaller, Wilhelm List, Franz von Matsch e molti altri sono presenti in mostra, illustrando allo spettatore come la matrice comune della corrente si arricchisca poi di singoli spunti, tutti originalissimi.

Figlio di un orafo, Gustav Klimt si presenta nell’immaginario collettivo come un pittore elegante, raffinato: il sublime interprete della bellezza femminile. Numerosi, e inebrianti, i ritratti in mostra. Donne totemiche ed assolute, femme fatale affascinanti ma a tratti oscure come la Giuditta si alternano a signore sconosciute, avvolte in tessuti dai colori geometrici, antesignani dell’optical e degli effetti grafici che germoglieranno molto più avanti nel tempo. Figure sensuali e al contempo fredde, distanti, denotate da un’eleganza decadente, che ha in sé il germe della corruzione. Non a caso la Secessione si sviluppa proprio nel momento del tramonto del potere dell’impero Austro-ungarico. Un intero mondo che scompare, lentamente, ma non senza aver inondato ciò che lo circonda di un ultimo, abbagliante fulgore.

La mostra si focalizza in particolare sul rapporto che Klimt ebbe con il nostro paese. L’Italia infatti è stata meta di molti viaggi dell’artista, documentati da una serie di cartoline autografe esposte. Su tutte le tappe compiute dal maestro spicca sicuramente quella di Ravenna. Lo splendore scintillante dei mosaici presenti nelle chiese locali non può non aver ispirato le scenografiche vesti delle figure da lui dipinte, oltre ai grandiosi sfondi, quinte teatrali di un tempo senza tempo, quindi universale, che assorbono di oro le sue donne, moderna trasposizione di ieratiche icone bizantine.

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La Giuditta di Klimt (1901) © Per gentile concessione del Museo di Roma

La celebrazione definitiva dell’artista da parte dell’Italia avvenne senz’altro durante la Biennale di Venezia del 1910, dove la Sala Klimt troneggiò al centro del padiglione austriaco, ispirando e lasciando a bocca aperta gli artisti a lui contemporanei. E proprio da questo felice esito veneziano che prende il via il vivace confronto proposto allo spettatore nel percorso espositivo, tra gli artisti d’oltralpe e i coevi italiani, come Galileo Chini, Giovanni Prini, Enrico Lionne, Camillo Innocenti, Arturo Noci, Ercole Drei, Vittorio Zecchin e Felice Casorati. 

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Il murale di Klimt dedicato a Ludwig Van Beethoven © Per gentile concessione del Museo di Roma

Il cuore della mostra è senza dubbio la sala del Fregio di Beethoven, dove, lungo le pareti, un murale riproduce la ciclopica opera, lunga ben 34 metri,  che Klimt dipinse all’interno del Palazzo della Secessione di Vienna. Un’incredibile traduzione in immagini delle note della nona sinfonia, opera cardine del grande compositore, dove la musica si fa corpo che danza e la carne suona come un bemolle.

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Paesaggi eseguiti da vari artisti appartenenti alla Secessione Viennese © Per gentile concessione del Museo di Roma

Il percorso termina con un’opera incompleta, La sposa. Rimasto incompiuto a causa della morte dell’artista nel 1918, il dipinto diventa quasi un non finito michelangiolesco, dove al magma sinuoso di corpi sulla sinistra si contrappone il semplice disegno in fieri del lato opposto, sinopia di un mondo in divenire.  


fino al 27 Marzo 2022

Museo di Roma

Piazza Navona, 2

Lun – Ven: 10 – 20
Sab – Dom: 10 – 20

Biglietto d’ingresso: €11-13

museodiroma.it

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