I Capolavori da non perdere ai Musei Capitolini

Musei Capitolini di Roma
Photo by: Hannah Cook flickr.com/photos/122163011@N02/

L’anima di Roma nelle sale dei Musei Capitolini, il museo pubblico più antico al mondo

Per visitare il museo pubblico più antico al mondo basta raggiungere il Campidoglio e intrattenersi, perché no fino al tramonto, quando le vestigia del vicino Foro si colorano di una luce speciale, perfetta per una foto ricordo nell’angolo forse più affascinante e sensuale della città eterna.  Con le statue dell’imperatore Marco Aurelio e di Costantino, la Lupa capitolina, il Galata, i capolavori della Pinacoteca, i Musei  Capitolini nati nel 1471 grazie a una donazione di papa Sisto IV sono legati a doppio filo alla storia della città, dalla quale proviene la maggior parte delle opere in collezione.

 

Un dono papale per il popolo di Roma

Era stato papa Sisto IV, nel 1471, a costituire il primo nucleo di questi Musei, attraverso capolavori conservati in Laterano. Aveva donato solennemente al popolo romano le celebri statue in bronzo della Lupa capitolina – a lungo tempo ritenuta un’opera etrusca e solo recentemente ascritta al XII secolo – lo Spinario – un giovane seduto mentre, con le gambe accavallate, si sporge per togliersi una spina dalla pianta del piede – il Camillo e la testa colossale di Costantino, del IV secolo, che aveva fatto collocare tra il cortile del Palazzo dei Conservatori e la michelangiolesca piazza del Campidoglio.

Piazza del Campidoglio Roma
Piazza del Campidoglio con il Palazzo Senatorio. Foto: © Zetema

La raccolta antiquaria si è arricchita nel tempo con donazioni di altri papi, includendo manufatti di età romana accanto a pezzi di arte medioevale, rinascimentale e barocca. Nella seconda metà del Cinquecento, ed esempio, entrò nelle collezioni capitoline un imponente gruppo di sculture che papa Pio V considerava “pagane”, e quindi troppo scandalose per abbellire il Vaticano.

Il museo fu aperto alle visite pubbliche nel 1734, per volere di Papa Clemente XII, mentre il suo successore, Benedetto XIV, inaugurò la Pinacoteca.

In questo opulento scrigno d’arte era anche permesso studiare. “Qui è il tesoro delle antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera” scriveva Johann Joachim Winckelmann.

I Capolavori da non perdere

Sarebbe impossibile esplorare nel dettaglio, in un solo giorno, la superficie espositiva di 13mila metri quadrati che corre attraverso il Palazzo dei Conservatori, Palazzo Nuovo, la Pinacoteca Capitolina, Palazzo Caffarelli. Se non avete molto tempo a disposizione vi suggeriamo un percorso con alcuni highlights delle collezioni.

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La statua di Marco Aurelio. Foto: © Zetema

Uno dei “masterpiece” dei Musei Capitolini è la statua dell’imperatore Marco Aurelio a cavallo, che svetta nella nuova aula vetrata, l’Esedra di Marco Aurelio, nel Giardino Romano, mentre quella esposta sulla Piazza del Campidoglio è soltanto una copia. Eretta in un luogo incerto nel 176 d.C è l’unica statua equestre di epoca classica arrivata integra fino a noi.

Gli appassionati di arte classica non potranno tralasciare la collezione del cardinale Alessandro Albani e quella donata da Augusto Castellani, nelle omonime Sale, costituita da circa 700 reperti provenienti dall’Etruria, dal Latium vetus e dalla Magna Grecia, che coprono un arco archeologico che dall’VIII secolo si allunga fino al IV a.C.

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Frammenti della Statua di Costantino. Foto: © Zetema

Nel Cortile del Palazzo dei Conservatori i frammenti della colossale statua colossale di Costantino I – che doveva raggiungere i 12 metri – mettono un po’ in soggezione gli ospiti.

Vale la pena di affacciarsi nella grande sala degli Orazi e Curiazi cornice, nel 1957, della firma del trattato di Roma che ha istituito la Comunità economica europea. La sala ospita anche una statua in marmo di Gian Lorenzo Bernini che raffigura Urbano VIII Barberini.

L’esaltazione delle virtù dell’antica Roma prosegue anche nelle rappresentazioni della Sala dei Capitani con i quattro affreschi ispirati allo storico romano Tito Livio ed al suo Ab Urbe condita.

Pietro da Cortona, La vittoria di Alessandro su Dario
Pietro da Cortona, La vittoria di Alessandro su Dario
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La-Lupa-Capitolina.-musei-capitolini

Una piccola sosta nella “Sala dei Trionfi” per contemplare la Vittoria di Alessandro su Dario di Pietro da Cortona prima di raggiungere la Sala della Lupa, con, al centro la celebre Lupa capitolina divenuta il simbolo di Roma, e, affissi alle pareti i Fasti consulares (dal 483 al 19 a.C.) e quelli triumphales (dal 753 al 19 a.C.), ritrovati nel Foro romano nel XV secolo. Si tratta di elenchi di magistrati e trionfatori dalla fondazione della Repubblica all’età augustea, rinvenuti nel Foro Romano e pertinenti ad un arco dedicato ad Augusto.

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Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa, Palazzo dei Conservatori – Musei Capitolini.

La Sala delle Oche prende il nome dalle due anatre in bronzo di età romana che ricordano le leggendarie oche capitoline che, secondo la tradizione, all’arrivo dei Galli avrebbero dato l’allarme salvando Roma. Il pezzo più affascinante della sala è ad ogni modo la testa di Medusa di Gian Lorenzo Bernini, dove il candore del marmo dona respiro alla mitica figura dallo sguardo pietrificante e dalla folta capigliatura di serpenti.

Nella Pinacoteca capitolina tra un Rubens e un Caravaggio

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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, La Buona Ventura, Pinacoteca Capitolina.

Ritagliatevi un po’ di tempo per la Pinacoteca Capitolina, dove si rimarrebbe in verità ore a contemplare lo sguardo malizioso della zingara nella Buona Ventura di Caravaggio o il Romolo e Remo di Rubens, e ancora l’umanità pulsante delle figure nel Battesimo di Cristo di Tiziano e, perché no, lo sguardo intenso dell’uomo ritratto da Velázquez.

Un mosaico speciale

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Mosaico con colombe. Copia romana da un originale del II sec. a.C. Della Villa Adriana presso Tivoli, 1737. Roma, Musei Capitolini

Spostandoci a Palazzo Nuovo, la Sala delle Colombe sfoggia il celebre mosaico pavimentale rinvenuto a Villa Adriana, a Tivoli. Si tratta di una copia attribuita al mosaicista greco Soso, che affianca il “mosaico delle maschere sceniche”.

Busti di filosofi, erme di poeti, statue di eroi si susseguono in un percorso ammaliante fino al celebre Fauno rosso, una statua ritrovata a Villa Adriana, a Tivoli, e divenuta una delle opere più apprezzate dai viaggiatori del Settecento.

Fino al 13 settembre Caravaggio dialoga con gli artisti del suo tempo

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1597 circa, olio su tela, 52,3 x 65,8 cm, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi. Foto: © Zetema

In una sala tutta per sé, il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio si fa ammirare in tutto il suo realismo. Nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli è purtroppo solo di passaggio. Il gesto scomposto, la spalla prominente in avanti, la fronte aggrottata, i muscoli del viso tesi, la bocca leggermente aperta sembrano restituirci l’urlo di dolore del giovane, provocato dal morso dell’animale.

Questa tela è il pezzo più rappresentativo della mostra Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi in corso ai Musei Capitolini fino al 13 settembre.

Il percorso, dedicato al carismatico storico dell’arte – il primo ad aver considerato Caravaggio un pittore moderno, quando ancora era un artista semi sconosciuto – abbraccia lavori di pittori italiani e maestri venuti a Roma dal Nord Europa, che hanno subito il fascino della città eterna, oltre ad assorbire la rivoluzione pittorica del Merisi.

Opere intense, come le cinque tele con gli Apostoli di Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo, seguaci napoletani del Caravaggio, o ancora La negazione di Pietro di Valentin de Boulogne o Susanna e i vecchioni di Mattia Preti, accompagnano il pubblico in un interessante viaggio nell’arte di Caravaggio e dei suoi seguaci.

Un consiglio prima di lasciare il Campidoglio

 Con ancora negli occhi la pudìca bellezza della statua della Venere capitolina o l’ultimo spasimo del Galata capitolino – un Gallo ferito del quale vengono messi in evidenza la ferita, scudo, le nudità del corpo, le ciocche dei capelli scompigliate e baffi – concedetevi una bibita nella panoramica Terrazza Caffarelli. Da qui lo sguardo riesce ad “abbracciare” Roma dall’Altare della Patria alla Cupola di San Pietro.

Una volta usciti da Palazzo Caffarelli, imboccate via delle Tre Pile per ritrovarvi nuovamente su Piazza dal Campidoglio. Da qui, con di fronte il Palazzo Senatorio, basta scivolare a destra, lungo via del Campidoglio, per ritrovarsi di fronte a una delle vedute più belle della città.

vista sui fori romani

La vista sul Foro, con il Tempio di Vespasiano, l’arco di Settimio Severo e il Tempio di Saturno, lo spiazzo della Basilica Giulia davanti alle tre colonne del Tempio dei Dioscuri toglie il fiato.

Sul lato meridionale, la Rupe Tarpea ricorda la roccia dalla quale venivano scaraventati i traditori condannati a morte, simbolicamente espulsi dall’Urbe.

L’area della Basilica Iulia risuona delle voci di bambini, schiavi, servitori piegati sulle scacchiere delle Tabulae lusoriae, concentrati nel gioco. 

La vista si allunga quindi fino alla Via sacra dove Orazio si godeva la passeggiata prima di imbattersi nel “seccatore” (un “arrampicatore sociale” lo chiameremmo oggi) protagonista di una delle sue Satire.

È sera, e dal Foro ai Musei Capitolini, specchiandosi sul Tabularium – l’antico edificio che custodiva le tabulae di bronzo con le leggi e gli atti ufficiali dello stato romano – la luce della luna risveglia il respiro di Roma. Eccolo il suo profilo più bello. Le rughe, dopo oltre 2700 anni, sono solo le tracce delle ruote lasciate delle “botticelle” sui sampietrini lucidi.

 Piazza del Campidoglio, 1 (Venezia)

Aperto tutti i giorni 9.30 – 19.30pm

Biglietti: €11,5 – 9,5 (€13-15 biglietto “integrato” mostra Il tempo di Caravaggio  + Musei Capitolini)

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