Il genio del barocco e il suo rapporto con Papa Urbano VIII al centro dell’attesissima esposizione a Palazzo Barberini

Dopo lo strepitoso successo della mostra dedicata a Caravaggio le Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini omaggiano un altro grandissimo artista del ‘600, Gian Lorenzo Bernini.

La mostra Bernini e i Barberini, curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, ha aperto le porte pochi giorni fa, in concomitanza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, uno dei luoghi dove il genio berniniano ebbe modo di sviluppare progetti e idee, dietro incarico di Maffeo Barberini, al secolo papa Urbano VIII.

Il focus della mostra è incentrato proprio su queste due figure chiave del Barocco romano e sul rapporto mecenate-artista che si instaurò tra loro. La cosiddetta mirabil congiuntura riportata dalle fonti antiche, che ha dato vita a uno dei più interessanti connubi intellettuali-artistici della storia dell’arte.

Fu proprio Papa Barberini a intuire fin da subito il potenziale incedibile del giovane artista, prendendolo così sotto la sua ala protettiva ed affidandogli numerosi progetti.

Bernini e i Barberini
Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano, 1617, Marmo, Collezione privata
Bernini e i Barberini
Gian Lorenzo Bernini (attribuito). San Sebastiano, 1617 -1618, Marmo, Jouy en Josas (Yvelines), chiesa di San Martino

Il percorso espositivo

La mostra, strutturata in sei sezioni, segue l’intera parabola artistica di Bernini, dai primi passi nella bottega del padre, Pietro Bernini, fino al trionfo della maturità. Numerosi i prestiti nazionali e non, con la presenza di opere mai viste prima in Italia.

Si inizia proprio con ilconfronto tra Bernini e il padre, confronto che dà l’idea di come, sin dai primi approcci scultorei, la mano del giovane dimostrasse qualcosa di raro e mai visto prima, un talento espressivo degno di un’artista comprovato. Se l’Adamo, Eva e il serpente realizzato da Pietro Bernini è una scultura magnifica, specie nella resa originalissima del diavolo nelle vesti di donna serpentina, lo stacco espressivo di Gian Lorenzo ci proietta in avanti, mostrando una perizia tecnica e una drammaticità incredibilmente alti in opere come ilSan Lorenzo o il San Sebastiano. Sono gli inizi idi quel linguaggio barocco, scenografico e ricco di pathos che caratterizzeranno la sua creatività.

Bernini e i Barberini
Pietro Bernini, Adamo, Eva e il serpente, 1620-1622 circa, Marmo, Le Mans, musée de Tessé (in deposito da Parigi, musée du Louvre)

Come già citato la fabbrica di San Pietro diede la possibilità a Bernini di cimentarsi anche come architetto, progettista e designer: Urbano VIII infatti lo incaricò di reinventarne l’interno, che l’artista, allora poco più che venticinquenne, concepì intorno alle colonne tortili del Baldacchino, un’opera iconica e mozzafiato che fonde architettura, scultura e decorazione.

Negli anni sarà chiaro che l’arte che meglio veniva padroneggiata dal Bernini è sempre e comunque la scultura, declinata con esiti incredibili nei ritratti, genere nel quale Bernini eccelleva. I numerosi busti in mostra sono capolavori di espressività e verosimiglianza, tutti unici nella resa incredibile della realtà del volto ritratto. Che sia marmo o bronzo, la figura prende vita, nei tratti e nei moti dell’anima, e il suo sguardo penetra nell’anima dell’osservatore.

Particolare rilievo è dato alla ritrattista pontificia, qui presente con un nucleo eccezionale di opere in marmo e bronzo: dai primi busti realizzati per Paolo V Borghese e Papa Gregorio XV Ludovisi fino alla straordinaria serie di ritratti dedicata a Urbano VIII. Questi ultimi, provenienti da musei e collezioni internazionali, non sono mai presentati insieme. Poterli ammirare uno vicino all’altro dà la possibilità al visitatore di vedere gli sviluppi tecnici ed espressivi dell’artista, in grado di rendere la fisionomia del Pontefice attraverso una resa psicologica di straordinaria intensità.

All’interno della mostra sono presenti anche due opere di Guido Reni, il pittore più amato dai Barberini e profondamente stimato dal Bernini. Variano in dimensioni, ma non in intensità: il piccolo affresco del putto addormentato, abbandonato in un sonno di papavero e la grande pala d’altare della Maddalena, bella e tragica nella sua femminilità dolente, sono entrambe opere in grado di comunicare in profondità, allo stesso modo di quelle Berniniane.

Bernini e i Barberini
Guido Reni, Putto dormiente, 1627
Affresco strappato,
Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini