Dentro l’ex macello, nel Padiglione 9D del Mattatoio, apre il primo Centro pubblico della Fotografia di Roma.
Il Centro della Fotografia di Roma è tra i progetti chiave del più ampio piano di recupero e rigenerazione urbana dell’area di Testaccio, destinata a trasformarsi nella nuova “Città delle Arti”.
Con circa 1.500 mq distribuiti su due livelli, la struttura è pensata per ospitare più iniziative in contemporanea: al piano terra, oltre 1.000 mq di spazi modulabili per mostre e attività, con uffici, biglietteria e una biblioteca con 3.000 volumi; al primo piano, circa 450 mq con una grande sala polivalente di quasi 200 mq e un suggestivo ballatoio espositivo.
La portata del progetto emerge già con le tre mostre inaugurali: Silvia Camporesi con C’è un tempo e un luogo; Irving Penn con Photographs 1939-2007, capolavori dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi; e il progetto Corpi reali, corpi immaginati, che coinvolge tre artisti nello spazio Campo Visivo dedicato al contemporaneo.

Irving Penn. Photographs 1939-2007
Ad aprire il programma espositivo del neonato Centro della Fotografia di Roma è la grande mostra IRVING PENN. PHOTOGRAPHS 1939–2007, uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, in calendario dal 30 gennaio al 29 giugno 2026.
L’esposizione presenta 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007. La raccolta della MEP nasce da un lungo rapporto di collaborazione con l’artista e, negli anni più recenti, da un dialogo costante con la Irving Penn Foundation, fondata dallo stesso Penn per preservare e promuovere il suo lascito.

Collection Maison Européenne de la Photographie, Paris,
© The Irving Penn Foundation
Silvia Camporesi. C’è un tempo ed un luogo.
La mostra C’è un tempo e un luogo, che apre al pubblico domani e sarà visitabile fino al 29 giugno nei nuovi spazi del Centro della Fotografia di Roma Capitale, è curata da Federica Muzzarelli ed è dedicata al lavoro fotografico di Silvia Camporesi.
Il titolo si ispira a Picnic at Hanging Rock (1975) di Peter Weir, film cult intriso di mistero e sospensione temporale, dove i luoghi diventano protagonisti assoluti di una narrazione senza soluzione. Da qui nasce una riflessione sul concetto di frattura: tra reale e artificiale, natura e cultura, presenza e assenza, passato e presente.
Come nel film, anche nelle immagini di Camporesi il tempo sembra fermarsi e lo spazio si carica di un’energia enigmatica. I luoghi, reali o trasformati, ricostruiti o immaginati, non sono mai semplici soggetti: sono l’esito visibile di un percorso più profondo, il viaggio fisico e mentale dell’artista attraverso territori geografici, storici ed emotivi.

© Silvia Camporesi
Corpi reali, Corpi immaginari
All’interno del neonato Centro della Fotografia troviamo anche uno spazio dedicato ai linguaggi contemporanei: un vero osservatorio sul nostro tempo, pensato come luogo di scoperta e riflessione sui temi che attraversano la società di oggi. Un progetto curatoriale che invita a guardare il presente con attenzione critica, mettendo in dialogo pratiche artistiche diverse e prospettive plurali.
A inaugurare questo spazio è il progetto espositivo CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI, a cura di Daria Scolamacchia, docente di fotografia presso lo IED di Roma, che spiega: “La mostra intende proporre una riflessione su corpo e gesto attraverso materiali d’archivio, immagini documentarie e installazioni tessili. Affronta questioni legate all’identità, ai processi di emancipazione e alla costruzione di senso. Nonostante la diversità di approccio, i lavori presentati condividono una tensione comune verso la contaminazione tra pratiche e linguaggi. Il corpo diventa uno spazio di scoperta e sperimentazione”

Le mostre sono accessibili al pubblico dal 30 gennaio al 29 giugno 2026, dalle ore 12 alle 20, tutti i giorni escluso il martedì