L’addio a Valentino è a Piazza Mignanelli dove 33 creazioni dell’ultimo imperatore dialogano con l’artista Joana Vasconcelos
Gli spazi di PM23, che accoglieranno la camera ardente dello stilista, morto a 93 anni, ospitano il progetto VENUS – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos.
L’ultimo saluto allo stilista Valentino Garavani, gigante della moda, protagonista dell’haute couture internazionale, scomparso ieri a 93 anni, sarà in piazza Mignanelli, storica sede della maison. Qui sarà allestita la camera ardente, nella cornice dell’affascinante mostra voluta dallo storico compagno Giancarlo Giammetti e da Fondazione Valentino Garavani, inaugurata appena pochi giorni fa.
Dal 18 gennaio scorso, infatti, gli spazi di PM23 accolgono il progetto VENUS – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos, un percorso espositivo affascinante, uno sguardo contemporaneo e poetico sull’universo creativo dell’ultimo imperatore, reinterpretato dalla visione dell’artista portoghese.

Dodici opere di Vasconcelos – tra spettacolari installazioni già esistenti e opere site-specific – dialogano con 33 creazioni di Garavani, la cui selezione d’archivio è stata curata da Pamela Golbin. Questo viaggio, un intreccio tra moda, arte e linguaggi creativi, che mette in relazione innovazione e visione contemporanea, trova il suo fulcro nella monumentale Valchiria VENUS, imponente figura concepita per la sala absidata come estensione di otto abiti, che offre un focus sull’eredità di Valentino.
VENUS, pensata e progettata dall’artista per essere realizzata dal suo atelier a Lisbona, si arricchisce di un ambizioso progetto sociale che ha coinvolto oltre 200 partecipanti di ogni età.
Sono stati realizzati oltre 200 chili di moduli all’uncinetto in tutta Roma e inviati all’artista da studenti delle scuole di alta formazione, pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell’hospice Gemelli Medical Center, detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia con Fondazione Severino, da Differenza Donna e dall’organizzazione umanitaria internazionale INTERSOS.

A mostrare il “dietro le quinte” di questo progetto umano e artistico è Trame #73, il documentario di Daniele Luchetti, presentato in una sala all’interno della mostra attraverso le testimonianze di studenti, detenute, insegnanti di uncinetto, artigiane e dell’artista stessa, a scandire un racconto corale sul valore del fare insieme e sulla creatività come esperienza di inclusione e condivisione.

Significative anche le altre installazioni dell’artista, come Venus, The Painting dalla serie Crochet Paintings, ispirata al motivo Josef Hoffmann degli abiti Haute Couture della collezione A/I 1989-90, e ancora Strangers in the Night che esplora gli archetipi femminili proiettati dalla cultura patriarcale, mentre la resilienza e la metamorfosi trovano espressione in “Full Steam Ahead (Red) #1” un fiore di loto meccanico composto da ferri da stiro. Da non perdere “Marilyn”, dove pentole e coperchi, oggetti di uso quotidiano, si trasformano in gigantesche scarpe con tacco che ribaltano stereotipi celebrando il lavoro femminile spesso invisibile.
