Al Museo Storico della Fanteria in mostra 100 opere di collezioni private di uno dei padri dell’arte moderna
Dal 28 febbraio al 28 giugno il Museo Storico della Fanteria di Roma ospita L’ultimo Matisse. Morfologie di carta, una mostra che racconta la fase finale e tra le più sorprendenti della carriera di Henri Matisse, maestro assoluto dell’arte moderna. L’esposizione riunisce oltre 100 opere provenienti da collezioni private e celebra quella che può essere considerata la straordinaria “seconda vita” dell’artista.

Il focus è sugli ultimi anni della sua produzione, quando, segnato dalla malattia e costretto a una mobilità ridotta, Matisse trasformò il limite fisico in una nuova possibilità creativa. Abbandonati pennello e tela, l’artista iniziò a lavorare con forbici, carta dipinta a guazzo e composizioni ritagliate, dando vita ai celebri papiers découpés, opere che avrebbero rivoluzionato per sempre il linguaggio visivo del Novecento.
Il percorso espositivo si sviluppa in quattro sezioni tematiche, ripercorrendo la metamorfosi artistica maturata a partire dagli anni Quaranta. La prima, Verve, è dedicata alla celebre rivista d’arte diretta da Tériade e documenta il rapporto tra Matisse e l’editoria d’avanguardia. Qui sono esposte 44 litografie a colori e disegni in bianco e nero, tra cui alcuni capolavori iconici come La Tristesse du Roi, La Gerbe, La Négresse e Bleu Nu.
La seconda sezione, Libri d’artista e libri illustrati, mette in dialogo immagine e letteratura. In mostra 24 disegni su carta velina in tiratura limitata, realizzati per Une fête en Cimmérie di Georges Duthuit e per Lettres Portugaises. È qui che emerge tutta la forza del segno di Matisse: una linea continua, essenziale eppure vibrante, capace di evocare volti, emozioni e profondità psicologica, trasformando anche il bianco della pagina in parte attiva della composizione.

Il cuore dell’innovazione tecnica è affidato alla terza sezione, dedicata a Jazz, tra le opere più celebri dell’ultimo Matisse. Realizzato tra il 1943 e il 1944 nel rifugio di Vence, nel Sud della Francia, il libro raccoglie 20 tavole litografiche in cui colori puri, forme ritagliate e testi manoscritti si fondono in una sintesi visiva di straordinaria energia. Nato inizialmente con il titolo Le Cirque, il progetto fu poi ribattezzato Jazz, a evocare l’affinità tra la libertà ritmica della musica e quella delle sue composizioni. In mostra spiccano tavole come Le Destin, Icarus e Le Coeur, emblemi di una vitalità artistica che si oppone simbolicamente all’orrore della guerra.

Chiude l’esposizione la sezione Il disegno, con 25 litografie che testimoniano il ruolo centrale che il disegno ebbe per Matisse lungo tutta la sua carriera. Negli ultimi anni questa ricerca raggiunge un’estrema essenzialità: poche linee, sicure e libere, bastano a definire corpi e volumi, come accade nella serie dei nudi femminili degli anni Quaranta, dove la forma si fa sempre più vicina all’astrazione.
Più che una retrospettiva, L’ultimo Matisse. Morfologie di carta è il racconto di una reinvenzione radicale: quella di un artista che, nel momento della fragilità, riuscì a trasformare la carta in spazio, il colore in gesto e il limite in una nuova idea di libertà.