Oltre 50 capolavori provenienti dal museo viennese per celebrare un grande capitolo di arte e storia europea

Le sale del Museo del Corso presso Palazzo Cipolla ospiteranno, fino al prossimo 5 luglio, l’attesissima mostra Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, un viaggio nell’arte e nella storia che è anche un ritratto dinastico, emblema dello splendore dell’Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo.

Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM) la mostra, curata da Cäcilia Bischoff , riunisce oltre cinquanta capolavori commissionati tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo, restituendo l’immagine di un impero che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà. 

Il percorso espositivo

Il percorso inizia con una sala dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum, il monumentale edificio progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Il museo viene messo in dialogo con Palazzo Cipolla, sede romana della mostra, attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla, attivo negli stessi decenni.

Il resto del percorso celebra, attraverso sezioni distinte, la pittura europea tra Cinque e Seicento, presentata nei suoi principali generi e origini geografiche: Fiamminga, Olandese, Tedesca e infine Italiana.

Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Giuseppe Arcimboldo, L’inverno, 1563, Olio su tavola, © KHM-Museumsverband
Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Jan Brueghel il Vecchio, Mazzo di fiori con iris funebri in un vaso cinese, c. 1608, Olio su tavola, © KHM-Museumsverband

I grandi esponenti dell’arte Fiamminga sono presenti con opere dalle cromie intense, dove la vera protagonista è la natura, come nell’esplosione floreale degli iris e farfalle di Jan Brueghel il Vecchio. Se la sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento si focalizza sulle scene di genere tratte dalla vita quotidiana, tema prediletto dalla società borghese e protestante dell’epoca, quella tedesca prende le mosse dalla preziosa eredità rinascimentale di Lucas Cranach, figura centrale nella definizione di un linguaggio autonomo, caratterizzato da una forte stilizzazione e da un’eccezionale padronanza della linea e del disegno.

Le salette più interne del dedalo espositivo sono dedicate agli oggetti della Kunstkammer, le celebri camere delle meraviglie rinascimentali: una raccolta di bizzarie naturali e creazioni dell’ingegno umano il cui fine era quello di stupire e incantare gli occhi del visitatore.

Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, L’infanta Margherita in abito blu, 1659, Olio su tela, © KHM-Museumsverband

Il collezionismo degli Asburgo ha portato all’acquisizione nell’arco di più di tre secoli di opere incredibili, corrispondenti al gusto dei diversi committenti, ma tutte unite da un unico fil rouge, quello dell’eccellenza. Su tutti Diego Velázquez, con il suo ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu, opera iconica della ritrattistica di corte. La resa precisa e quasi severa dei dettagli dell’abbigliamento e dell’acconciatura della bambina è smussata dal rossore infantile delle guance e dall’intensità emotiva e psicologica del suo sguardo.

Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Orazio Lomi Gentileschi, Riposo durante la fuga in Egitto, c. 1622 – 1628
Olio su tela, © KHM-Museumsverband

La pittura italiana è una presenza importante nella collezione viennese. In mostra ci sono capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e anche uno splendido Caravaggio.

Il riposo durante la fuga in Egitto del Gentileschi è un ritratto familiare di realismo estremo, con un San Giuseppe che giace scomposto, addormentato per la stanchezza, mentre la Vergine allatta un Gesù bambino il cui sguardo è rivolto verso chi guarda, espediente utilizzato in pittura per coinvolgere lo spettatore nella scena.

In Marte, Venere e Amore di Tiziano il nudo rosato e morbido della dea dell’amore, emblema della seduzione e dell’abbandono al piacere fa da contraltare al pallore lunare e algido del corpo senza vita della Cleopatra di Cagnacci, persa nel sonno della morte dopo il morso dell’aspide, ancora arrotolato sul braccio, sotto lo sguardo disperato delle ancelle.

Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Tiziano, Marte, Venere e Amore, c. 1550, Olio su tavola, © KHM-Museumsverband
Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Guido Cagnacci, Il suicidio di Cleopatra,
1661–1662, Olio su tela, © KHM-Museumsverband

Dulcis in fundo, l’ultima sala coglie di sorpresa grazie alla presenza dell’Incoronazione di spine di Caravaggio, uno dei capolavori in mostra. Una scena drammatica, resa con un taglio fotografico, caratterizzato dall’uso maestro della luce e dell’ombra, dove un Cristo sofferente, nobile e bellissimo, è in balia di due personaggi maschili, rozzi e brutali nei modi e nei tratti. Sulla sinistra un cavaliere con armatura seicentesca, quindi contemporaneo al pittore, osserva la scena quasi fosse a teatro, con la mano appoggiata sul bordo della cornice, invadendo simbolicamente lo spazio dello spettatore, in un gioco prospettico che rende fluida la linea di confine tra arte e realtà.