Il cibo come esperienza, forma di memoria, linguaggio, espressione artistica

Quante grandi storie sono iniziate intorno a una tavola? Dal cinema alla letteratura, dal teatro alle tradizioni religiose, il gesto di riunirsi attorno a un tavolo, per mangiare o per preparare il cibo, rivela qualcosa di ciò che siamo e di ciò che proviamo.

Dal 17 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 al Chiostro del Bramante, a pochi passi da Piazza Navona, potete “assaggiare” la rappresentazione culturale e sociologica del cibo attraverso i secoli. Prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante e a cura di Suzanne Landau, la mostra presenta 190 opere che raccontano il cibo attraverso il corpo, il desiderio, l’identità, il potere e la società, accompagnando visitatori di ogni età alla scoperta del significato più profondo del cibo. La visita comprende un programma educativo e un’audioguida in cui otto figure della cultura gastronomica romana, dai fruttivendoli ai commercianti dei mercati, commentano otto opere, offrendo uno sguardo sull’arte lontano da quello del critico.

Con “FOOD. Il gusto nell’arte”, il Chiostro del Bramante invita tutti a esplorare il cibo attraverso cinque secoli di arte, su diversi livelli di esperienza: la memoria, il corpo, la cultura, l’immaginazione e l’ecologia.

Cibo per la mente

Bartolomeo Bimbi, Natura morta con ciliegie, 1699
Bartolomeo Bimbi
Natura morta con ciliegie, 1699
Olio su tela
Courtesy Ministero della Cultura – Ville e Residenze
Monumentali Fiorentine, Villa medicea di Poggio a
Caiano, Museo della Natura Morta. Foto Gianluca Passarelli

Limoni, pesche, pere, ceramiche, forchette, coltelli, piatti, persone raffigurate mentre mangiano o discutono attorno al tavolo della cucina: in questa mostra se ne trovano ovunque. Dal gesto quotidiano del mangiare alla dimensione simbolica, sociale e culturale della convivialità, il cibo diventa protagonista di una mostra che invita a guardare con occhi nuovi ciò che appartiene alla nostra esperienza più intima e collettiva. Il percorso riunisce oltre 60 artisti internazionali, tra cui Marina Abramović, che apre la mostra con un video, David LaChapelle, Sophie Calle, Vanessa Beecroft, Bartolomeo Bimbi, Christian Berentz, Yinka Shonibare, Piero Gilardi, Carrie Mae Weems, Sam Taylor-Johnson, Daniel Spoerri ed Ernesto Neto.

Gli artisti hanno trasformato l’atto del mangiare e il cibo in un linguaggio visivo, riflettendo sulle nostre identità, sulla politica, sullo status sociale, sui piaceri e sui tabù. Il cibo è diventato allegoria, metafora, ribellione, espressione di amore, lavoro, memoria e desiderio.

Suzanne Landau, curatrice della mostra

Il cibo come strumento di riflessione sul presente

Bartolomeo Bimbi, Natura morta con arance, lime, limoni e lumie, ante 1715
Bartolomeo Bimbi
Natura morta con arance, lime, limoni e lumie, ante 1715
Olio su tela
Courtesy Ministero della Cultura – Ville e Residenze
Monumentali Fiorentine, Villa medicea di Poggio a
Caiano, Museo della Natura Morta

Uno dei principali messaggi della mostra è la consapevolezza che il cibo, che lo si mangi, lo si prepari o semplicemente lo si pensi, è ovunque. Ci circonda e tocca praticamente ogni aspetto della vita umana. Dalle pitture religiose e dalle magnifiche nature morte del Cinquecento fino all’installazione immersiva di Bompas & Parr, che ricrea all’interno del museo una Pasta Shell Grotto, una grotta di conchiglie di pasta, la mostra offre una straordinaria varietà di prospettive. Un altro momento di rilievo è Sweet Memories di Simone Post: un appartamento in miniatura ricoperto di marshmallow e dolciumi, lavatrice compresa.

Il percorso si sviluppa attraverso nuclei dedicati alla natura morta, al corpo, alla tavola e alla cucina, alla memoria, al gioco, al design, agli scambi globali, all’ecologia e al cinema, mettendo in dialogo opere e linguaggi lontani tra loro. La mostra evidenzia anche il passaggio del cibo da soggetto rappresentato a materia viva dell’opera: un elemento capace di coinvolgere lo spettatore attraverso esperienza, percezione e relazione.

Il percorso si arricchisce di importanti collaborazioni istituzionali, con 17 opere restaurate provenienti dalle Ville e Residenze monumentali fiorentine, Villa Medicea di Poggio a Caiano e tre storici servizi da tavola della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia. Tra le altre collaborazioni figurano Fondazione Brescia Musei, le Gallerie Nazionali Barberini Corsini, la Galleria Borghese, Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Coldiretti.

Una mostra da visitare in famiglia o con gli amici, per ammirare bellissimi dipinti, riflettere sui rituali di ogni giorno o parlare del proprio piatto italiano preferito attorno a una tavola che sembra uscita direttamente da Alice nel Paese delle Meraviglie.