In mostra 110 ritratti fotografici catturati durante un lungo viaggio nell’Ovest degli Stati Uniti

Dalla fine degli anni Settanta il fotografo Richard Avedon attraversò l’Ovest degli Stati Uniti alla ricerca di volti, figure e caratteri da catturare con il suo obiettivo. Il risultato fu il libro In the American West, pubblicato nel 1985 da Harry N. Abrams. Tutti i 110 ritratti sono in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 31 gennaio 2027, in una mostra curata da Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson.

Ritratto in bianco e nero di una ragazzina di dodici anni con le lentiggini e i capelli lunghi e mossi, in salopette di jeans, che guarda dritto in camera su fondo bianco
Sandra Bennett, dodicenne, Rocky Ford, Colorado, 23 agosto 1980. Fotografia di Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation

In the American West: la nascita del progetto editoriale

Alla fine degli anni Settanta Avedon era un affermato fotografo di moda. Questo progetto, così diverso dai lavori che lo avevano reso famoso, prende le mosse da un periodo di convalescenza che il fotografo trascorse in Montana: qui ebbe modo di fotografare Wilbur Powell, caposquadra di un ranch. Il ritratto, pubblicato su Newsweek, attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West.

Il progetto, durato cinque anni, iniziò nel marzo 1979 e si concluse nell’ottobre 1984: un viaggio attraverso ventuno Stati, con soste nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi, per ritrarre persone molto lontane dal mondo delle celebrità e del fashion business, in un momento storico che vedeva gli Stati Uniti attraversare una fase di recessione e deindustrializzazione dopo la crisi petrolifera.

Lo stile delle fotografie è semplice e lineare: i soggetti sono ripresi frontalmente davanti a un grande fondale bianco, appeso all’aperto e all’ombra, con la sola luce naturale e una macchina fotografica di grande formato 20×25 cm montata su treppiede. Eliminando completamente il contesto, il fotografo concentrava l’attenzione sulla persona: sul volto, sul corpo, sugli abiti, sui gesti e sulle espressioni.

Sono scatti diretti, all’apparenza immediati e naturali, che nascondono però un lungo lavoro con la persona ritratta: Avedon ne dirigeva la posa e i movimenti, diventando di fatto il regista della storia raccontata in ogni ritratto.

“Un ritratto non è una riproduzione fedele. Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità”.

Richard Avedon

Ritratto in bianco e nero di un uomo magro con i capelli scuri scompigliati dal vento, giacca di jeans borchiata aperta sul petto nudo, su fondo bianco
David Beason, spedizioniere, Denver, Colorado, 25 luglio 1981. Fotografia di Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation

Le fotografie in mostra

Fin dalla pubblicazione il libro suscitò un acceso dibattito tra la critica e la stampa americana. Col tempo è diventato una delle opere fondamentali della fotografia del secondo Novecento, entrando stabilmente nella storia del ritratto contemporaneo. Tra le fotografie più note in mostra c’è il ritratto di Ronald Fischer, l’apicoltore con il volto e il corpo ricoperti da uno sciame di api. Ma l’universo di volti ritratto da Avedon è molto ampio: spedizionieri, allevatori di maiali, operai, adolescenti, minatori di carbone, scuoiatori di serpenti a sonagli. Un’umanità varia, colta nel lavoro o nell’attività che la definisce.

Il percorso espositivo è arricchito da materiali provenienti dall’archivio della Richard Avedon Foundation: appunti autografi e Polaroid che facevano parte dei fascicoli creati da Avedon su ogni soggetto. Raccontano un metodo di lavoro in cui il fotografo costruiva con la persona ritratta un dialogo che andava oltre l’immagine, fino a toccarne la personalità.

La mostra è accompagnata dalla riedizione del libro In the American West (Harry N. Abrams, prima edizione 1985), con le traduzioni italiane dei testi di Richard Avedon e di Laura Wilson, che seguì il fotografo durante il progetto e racconta le storie di alcuni dei soggetti ritratti, e con un testo del curatore Clément Chéroux.

Teca con due stampe di lavoro di Avedon coperte di annotazioni e segni a mano per la stampa, provenienti dallo Studio Avedon
Photo Daniele Molajoli © Azienda Speciale Palaexpo