Il Festival del cinema asiatico torna a Roma con la sua 23esima edizione.

Dal 2003, l’Asian Film Festival riunisce i migliori talenti della cinematografia dell’Estremo Oriente grazie all’impegno dell’associazione culturale no-profit Cineforum Robert Bresson. Un’occasione esclusiva per immergersi nella storia e nella cultura dei Paesi dell’Asia orientale attraverso una finestra artistica di storie personali di intimità, traumi, amicizia e amore. Quest’anno il festival si terrà all’Arthouse Cinema Farnese di Roma tra l’7 e il 15 aprile 2026.

Anche quest’anno il festival propone una panoramica ricca e articolata, con una selezione che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan, confermando il suo ruolo di ponte culturale tra Roma e l’Asia.

La manifestazione, diretta da Antonio Termenini, riunisce 36 lungometraggi — 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers e 9 fuori concorso — oltre a 10 cortometraggi, componendo un programma capace di affiancare il grande cinema d’autore a opere in grado di intercettare un pubblico più ampio, senza rinunciare alla ricerca e alla qualità.

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Ad aprire il festival, il 7 aprile, sarà Girl (2025), esordio alla regia della celebre Shu Qi, presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025. Il film offre un ritratto femminile intenso e delicato, inaugurando un’edizione particolarmente attenta ai mutamenti, alle fragilità e alle tensioni della società asiatica contemporanea.

Tra i titoli più attesi spiccano le proposte provenienti dalla Thailandia, che presenta due opere di forte richiamo: Morte Cucina (2025) di Pen-ek Ratanaruang, raffinato thriller culinario che segna il ritorno al cinema del regista con atmosfere dense e grande cura formale, e Human Resource (2025) di Nawapol Thamrongrattanarit, riflessione ironica e acuta sulle dinamiche del lavoro contemporaneo, già apprezzata all’ultima Mostra di Venezia, dove ha ricevuto il Premio Fondazione FAI-Cisl Persona, Lavoro, Ambiente nella sezione Orizzonti.

Dall’Indonesia arrivano invece opere che alternano impegno civile e racconto generazionale. Siapa Dia (2025) e Whisper in the Dabbas (2025) di Garin Nugroho mettono in scena storie intime attraversate da una forte attenzione alle tensioni sociali, mentre Rangga & Cinta (2025) di Riri Riza sceglie il tono della commedia musicale per raccontare amicizia, amore e sogni giovanili.

Le Filippine propongono due film di grande interesse, diversi per stile ma accomunati da una forte tensione narrativa e simbolica: Magellan (2025) di Lav Diaz, riflessione epica e rigorosa sulle ferite della colonizzazione, e Moonglow (2026) di Isabel Sandoval, ritratto delicato e luminoso dell’identità e della memoria personale.

La Corea del Sud stabilisce quest’anno un record per il festival, con otto titoli in programma, confermandosi una delle cinematografie più vivaci della selezione. Dai thriller ad alto impatto visivo come The Old Woman with the Knife (2025) di Min Kyu-dong e The Ugly (2025) di Yeon Sang-ho, fino a opere più raccolte e introspettive come Beautiful Dreamer (2025) di Lee Kwang-kuk, il programma coreano si muove tra cinema di genere e sguardo poetico sull’interiorità.

Molto attesa anche la presenza del Giappone, rappresentato da due titoli di particolare richiamo: Love on Trial di Fukada Koji, presentato a Cannes 2025, che osserva con ironia e finezza le relazioni contemporanee, e Sham (2025) di Miike Takashi, capace di mescolare thriller e satira sociale in uno stile provocatorio e audace.

Il festival si chiuderà il 15 aprile con la cerimonia di premiazione e con le proiezioni di due titoli di grande rilievo: She Has No Name (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, autore a cui l’Asian Film Festival aveva già dedicato una retrospettiva nel 2011, e The Ugly (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un’edizione all’insegna della varietà, della scoperta e della qualità.

Tra gli ospiti internazionali annunciati figurano Koji Fukada, tra i nomi più autorevoli del cinema giapponese contemporaneo; Garin Nugroho, figura centrale della scena indonesiana; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, autore di Beautiful Dreamer e tra i talenti più raffinati del panorama coreano.

A rafforzare la vocazione culturale della manifestazione, il programma prevede anche una serie di focus nazionali dedicati alle diverse cinematografie asiatiche: Filipino Day l’8 aprile, Indonesian Day il 9 aprile, Thailand Day il 10 aprile, Korean Day l’11 aprile, Japan Day il 12 aprile e Malaysian Day il 14 aprile. Si tratta di momenti di approfondimento realizzati in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche di Filippine, Indonesia, Thailandia, Corea del Sud, Giappone e Malesia, pensati per valorizzare non solo le specificità artistiche dei film in programma, ma anche i contesti culturali e sociali da cui prendono forma.

Sempre il 10 aprile, in collaborazione con l’Asian Film Festival, Fukada Koji presenterà in anteprima italiana una proiezione speciale di Love on Trial (2025) presso l’Istituto Giapponese di Cultura, in versione originale con sottotitoli in italiano, dalle 18:00 alle 20:00, seguita da un Q&A con il regista.

Con un programma che attraversa paesi, generi e linguaggi diversi, l’Asian Film Festival 2026 conferma ancora una volta la propria capacità di raccontare la complessità del presente attraverso il cinema, offrendo al pubblico romano uno sguardo ricco, sfaccettato e sempre vivo sull’Asia contemporanea.

Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano.

I biglietti si potranno acquistare sul sito ufficiale, dove sarà possibile consultare anche il programma delle proiezioni.