La prima grande monografica su Pontormo mai allestita fuori da Firenze

Un innovatore, un artista insolito e originale, tra i massimi rappresentanti della Maniera cinquecentesca: Jacopo Carucci, detto Pontormo, è il protagonista della grande mostra monografica in corso alle Scuderie del Quirinale di Roma, aperta fino al 7 febbraio 2027. La mostra è curata da Cristina Acidini, con un comitato scientifico composto da Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.

La mostra: 10 sezioni e oltre 130 opere

Il percorso segue la vita di Pontormo in ordine cronologico: dai primi lavori nella Firenze repubblicana alle grandi commissioni per i Medici e per la Chiesa, con sezioni dedicate ai disegni, ai ritratti e agli scritti dell’artista.

Le 10 sezioni riuniscono oltre 130 opere, di cui 84 di Pontormo tra dipinti, affreschi e un’ampia selezione di disegni. C’è anche il Libro mio, il diario che il pittore tenne tra il 1554 e il 1556, pieno di annotazioni e piccoli schizzi. Per secoli è stato letto come la prova di un carattere stravagante e tormentato; il catalogo ne propone una lettura più equilibrata.

Le opere arrivano grazie a prestiti eccezionali da musei e collezioni di tutto il mondo, tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Borghese, il Louvre di Parigi, la National Gallery e il British Museum di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York. A questi si aggiungono i dipinti concessi da diocesi e parrocchie toscane. Dalla cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze arriva la pala con la Pietà (o Trasporto di Cristo) del 1525-1528, insieme ai quattro tondi con gli Evangelisti di Pontormo e Bronzino. Dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano, vicino a Prato, oggi in restauro, arriva invece l’opera più conosciuta di Pontormo, la Visitazione (1528-1532), installata nell’ultima sala come spettacolare congedo della mostra.

Pala Pucci di Pontormo, Sacra Famiglia con santi, in mostra alle Scuderie del Quirinale
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Pala Pucci: Sacra Famiglia con i santi Giovanni evangelista,
Giovanni Battista, Francesco e Giacomo, 1518,
olio su tavola, 214 × 195 cm, Firenze, chiesa di San Michele Arcangelo Visdomini
Per gentile concessione dell’Arcidiocesi di Firenze

I ritratti di Pontormo

In mostra anche una grande rassegna di ritratti dipinti da Jacopo per la famiglia Medici, a cui l’artista rimase legato per tutta la vita, e per altri importanti personaggi.

I ritratti di Pontormo hanno la capacità di fare breccia nel cuore e negli occhi dell’osservatore: in equilibrio tra rigore stilistico e introspezione psicologica, si caratterizzano per il fresco afflato dell’atemporalità. Volti antichi ma ancora attuali, sguardi penetranti che sembrano voler andare oltre i confini della cornice.

È il caso del misterioso Alabardiere, dall’identità ancora discussa: un fiero esempio di ritrattistica virile, reso con grande cura dei dettagli, che dietro la postura militare e quasi sfacciata cela uno sguardo velato di malinconia. È come se la maschera rigida del soldato in servizio venisse incrinata d’improvviso da un pensiero, un ricordo, che lo rende fin troppo umano e vulnerabile.

Ritratto di dama in rosso di Bronzino, con un cagnolino in braccio
Bronzino, Ritratto di dama in rosso
1532 circa, olio su tela, 89,8 × 70,5 cm, © Städel Museum, Frankfurt am Main
Ritratto di alabardiere di Pontormo, J. Paul Getty Museum
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Ritratto di alabardiere, 1529-1530 circa, olio su tela, 95,3 × 73 cm
Los Angeles, The J. Paul Getty Museum

Interessante il parallelo con i suoi contemporanei, come Bronzino e la sua magnifica Dama in rosso. Si resta ipnotizzati dal suo sguardo franco e aperto, che la fa apparire nobile e al tempo stesso familiare, riccamente vestita di velluti cangianti che non teme di sgualcire tenendo in braccio un soffice cagnolino.

Anche i santi e le figure sacre vengono ritratti da Pontormo in pose singolari, lontane dall’iconografia tradizionale. È il caso del bellissimo San Michele Arcangelo, che perde il piglio da capitano delle legioni celesti che di solito lo caratterizza e appare come un giovane biondo, in una posa elegante e sinuosa, con la gamba appoggiata in modo noncurante sulle spalle del putto ai suoi piedi.

San Michele Arcangelo di Pontormo, chiesa di San Michele a Pontorme
Pontormo (Jacopo da Pontormo), San Michele arcangelo, 1519 circa, olio su tavola, 173 × 96,2 cm, Pontorme (Empoli), chiesa di San Michele Arcangelo, Per gentile concessione dell’Arcidiocesi di Firenze, Foto: Ottaviano Caruso
Ritratto di Monsignore di Pontormo, National Gallery of Art di Washington
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Ritratto di Monsignore, 1541 circa, olio su tavola, 102 × 78,9 cm,
Washington, National Gallery of Art, © 2026 National Gallery of Art, Washington

La Visitazione, dall’Annunziata a Carmignano

Il tema della Visitazione apre e chiude la mostra. Nelle prime sale c’è l’affresco con l’incontro tra Maria ed Elisabetta (1514-1516), staccato dal Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata: l’opera con cui il giovane Pontormo si affermò a Firenze. I frati serviti l’avevano commissionata ad Andrea del Sarto e ai suoi ex assistenti, Pontormo e Rosso Fiorentino, e i serviti di oggi l’hanno prestata per la mostra. A chiudere il percorso è invece la Visitazione di Carmignano, il dipinto più famoso dell’artista.

Visitazione di Carmignano di Pontormo, con Maria ed Elisabetta
Pontormo (Jacopo da Pontormo),
Visitazione, 1528-1532, olio su tavola, 202 × 156 cm, Carmignano (Prato), pieve di San Michele Arcangelo, Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia, Foto: Antonio Quattrone
The Greeting di Bill Viola, videoinstallazione ispirata alla Visitazione di Pontormo
Bill Viola, The Greeting, 1995, Video/sound installation
Photo: Kira Perov © Bill Viola. Courtesy Bill Viola Studio

L’arte di Pontormo ha ispirato anche numerosi artisti contemporanei, e la Visitazione in particolare ha ricevuto il tributo di Bill Viola, che con The Greeting, una delle sue più celebri videoinstallazioni, presentata alla Biennale di Venezia nel 1995, prende ispirazione proprio da quest’opera.

In occasione della mostra l’opera sarà allestita all’interno di Santa Maria Antiqua al Foro Romano, nel Parco archeologico del Colosseo, e sarà visibile dall’11 ottobre 2026 al 6 febbraio 2027.

Pala Capponi di Pontormo, Pietà o Trasporto di Cristo, Santa Felicita a Firenze
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Pala Capponi: Pietà (Trasporto di Cristo), 1525-1528 circa, olio su tavola, 313 × 192 cm
Firenze, chiesa di Santa Felicita,
cappella Capponi.
Per gentile concessione dell’Arcidiocesi di Firenze

La Pala Capponi e i disegni

Anche il tema del sacro e le iconografie più tradizionali vengono rivisitate da Pontormo in chiave del tutto nuova: è il caso della Pala Capponi (o Trasporto di Cristo), dove un turbine serpentinato di personaggi sembra avvitarsi verso l’alto, avvolgendo in un frusciare di rosa e azzurro il corpo senza vita di Cristo, in un crescendo ritmico dove il pathos è quasi smorzato dalla cromia che congela e al contempo vivifica una scena che solo apparentemente parla di morte.

In mostra uno spazio rilevante è dato anche ai disegni di Pontormo, tecnica nella quale l’artista mostrava un talento particolare. Curiose le pose, presi dalla strada i protagonisti: si tratta infatti spesso di garzoni, colti dal vero in pose naturali sempre diverse, istantanee fresche e genuine di una realtà lontana nel tempo ma a tratti facilmente riconoscibile come attuale, nei gesti e negli sguardi.

Nudo che alza il braccio, disegno di Pontormo
Pontormo (Jacopo da Pontormo), Nudo che alza il braccio (recto), 1525 circa

È una mostra dedicata a un artista iconico, capace di catturare la curiosità e l’interesse di un vasto pubblico, dal profano all’esperto, perché parla un linguaggio universale.

“La mostra è insieme una grande sfida organizzativa, una coraggiosa scommessa curatoriale e una prova di quanto le sinergie istituzionali possano rendere raggiungibili risultati straordinariamente ambiziosi. Ma anche, e prima di tutto, un’occasione irripetibile offerta al grande pubblico per un incontro ‘a tu per tu’ con un artista tra i più seducenti e amati dell’intero Rinascimento.”

Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie del Quirinale