A Roma i capolavori di uno degli artisti più celebri della street art newyorkese
Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita, fino all’11 aprile 2027, Keith Haring. Art Without Borders. Una mostra esclusiva che presenta l’intero percorso creativo di Keith Haring (Reading 1958 – New York 1990), uno dei più celebri pittori, writer e street artist americani della cultura pop e visiva degli anni Ottanta.
Con la sua opera, Haring ha dato voce alle tensioni e conflitti del proprio tempo comunicando con un linguaggio universale messaggi di speranza, umanità e solidarietà. Ricca di simboli, con forti contenuti di spiritualità e critica sociale, la sua arte, diretta e alla portata di tutti, continua a unire generazioni diverse.
L’arte è vita. La vita è arte.
L’importanza di entrambe è al tempo stesso esagerata e fraintesaKeith Haring Journals (Diari)

Il linguaggio di Keith Haring
La carriera artistica di Haring inizia tra le strade e i vagoni della metropolitana di New York nel decennio in cui nasce l’hip hop e la street art. Era un’epoca pre-digitale, in cui le idee si diffondevano attraverso la musica, la danza e il contatto diretto tra le persone, in un mix di arte, impegno sociale e cultura popolare.
In tutto il suo percorso artistico Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: «Il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti». Il Bambino Radiante, l’Angelo, il Cane, l’Uomo Alato insieme a figure danzanti, cuori, televisori e piramidi costituiscono un alfabeto visivo universale alla portata di tutti che denuncia le tensioni e i conflitti di quel periodo, dalla lotta all’AIDS al disarmo nucleare, dall’apartheid ai diritti dei bambini.
La ragione per cui il “bambino” è diventato il mio logo, la mia firma,
è che rappresenta l’esperienza più pura e più positiva dell’esistenza umana.
Keith Haring Journals (Diari)

Il progetto espositivo
La mostra Keith Haring, curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e coprodotta e organizzata da Sovrintendenza Capitolina e MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.
«Questa esposizione su Keith Haring rende omaggio non solo all’artista e alle sue opere rivoluzionarie ma anche al concetto di ‘opera artistica pubblica’: penso ai disegni e ai graffiti nella metropolitana di New York, o ancora agli oltre cinquanta metri di murale che avvolge una piscina comunale nel West Village, ancora a New York. La conquista della città o meglio dire il ‘dono alla città’ di Keith Haring ha avuto un impatto in ogni spazio in cui ha lasciato qualcosa del suo lavoro, rappresentando una cultura artistica popolare che parla a tutti, proprio per diffondere un messaggio su larga scala: l’arte è per tutti, la cultura è per tutti.»
Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale.

Poster for National Coming Out Day / Manifesto per la Giornata nazionale del Coming Out
101,4 × 76,2 cm
© Keith Haring Foundation
Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Oltre 140 opere dalla Nakamura Keith Haring Collection
L’esposizione rappresenta un’occasione unica per scoprire l’universo creativo di Keith Haring, la sua vicenda umana e la sua produzione artistica. In mostra oltre 140 opere provenienti, in via eccezionale, dalla Nakamura Keith Haring Collection di Hokuto, nella prefettura di Yamanashi in Giappone, unico museo al mondo dedicato interamente alle opere dell’artista americano.

Three lithographs / Tre litografie 1985
Litografia su carta
© Keith Haring Foundation
Courtesy of Nakamura Keith Haring Collection
Stampe, opere su carta, disegni, poster e sculture restituiscono tutta la versatilità di Haring conducendo il visitatore in un percorso espositivo avvolgente che esplora la complessità del suo linguaggio artistico. Ai celebri Subway Drawings, con cui l’artista diede inizio alla sua carriera disegnando a gessetto sui pannelli della metropolitana di New York, e agli iconici pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo l’autostrada FDR Drive di Manhattan si affiancano oggetti sorprendenti su cui Haring impresse il proprio segno, come la motocicletta Yamaha dipinta dall’artista proprio durante la sua presenza a Roma nel 1984.
L’immaginazione umana non può essere programmata da un computer. La nostra immaginazione è la nostra più grande speranza di sopravvivenza.
Keith Haring Journals (Diari)

Performance di Keith Haring – Palazzo delle Esposizioni, Roma
1984
Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation
Le 12 sezioni della mostra, da Roma all’Apocalypse
Il percorso espositivo, diviso in dodici sezioni tematiche, si apre con Haring e l’Italia dove, negli anni Ottanta, ha lasciato il segno, letteralmente, su pareti che oggi in gran parte non esistono più.
Dalle sale dedicate alla strada e alla metropolitana di New York si passa ad esplorare la grammatica visiva dell’artista con Icons, la serie del 1990 che raccoglie le sue figure più iconiche, e la sezione “Radiant Eros – Celebrate Life“, in cui le opere raccontano il corpo, il desiderio e la gioia di vivere come un atto di resistenza, nel pieno della crisi dell’AIDS.

La musica occupa un posto centrale nell’opera di Haring e in mostra sono esposti anche manifesti, scenografie e copertine di dischi dove la linea stessa diventa ritmo e movimento. Il percorso espositivo raggiunge il suo culmine emotivo con Apocalypse, una serie di 22 litografie realizzate nello stesso anno in cui gli viene diagnosticata la sieriopositività e Altarpiece: The Life of Christ, un’opera di grande intensità in cui Haring, ormai consapevole della propria fine, riflette sul suo rapporto con la fede, la natura umana, la sofferenza e la speranza.

La mostra si conclude con la sezione «l’arte è per tutti» che, attraverso una selezione di opere pensate per i bambini, racconta l’impegno di Haring per portare la sua arte nelle scuole, negli ospedali, nei parchi giochi e negli spazi pubblici.
«Non credo che l’arte sia propaganda: deve essere qualcosa che libera l’anima, provoca l’immaginazione e spinge le persone ad andare oltre. Celebra l’umanità invece di manipolarla»
Keith Haring, 1985