Da Correggio a Rodin: il mito di Ovidio alla Galleria Borghese
Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria Borghese di Roma propone, fino al prossimo 20 settembre, la mostra METAMORFOSI. Ovidio e le arti, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, realizzata in collaborazione con il museo olandese.
La potenza immaginativa delle Metamorfosi di Ovidio va in scena attraverso oltre 80 capolavori provenienti da importanti istituzioni internazionali: opere di Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, Gérôme, Rodin e Brancusi si confrontano con la visione di uno dei più grandi poeti dell’antichità negli spazi della Galleria, anch’essi ispirati al testo ovidiano.
Il concept della mostra
A partire dalle Metamorfosi di Ovidio, la mostra esplora il tema del mutamento e della trasformazione come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana, in una visione fondata sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino.

Cuore della mostra è dunque l’idea di metamorfosi come principio generativo, capace di attraversare e ridefinire il cosmo, la materia e il corpo. Attraverso miti celebri e racconti spesso tragici, le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti, dando forma visiva a passioni, desideri, astuzie, violenze, inganni e possibilità di redenzione.
Il percorso espositivo
Il percorso, attraverso i numerosi capolavori esposti, tra cui l’Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, riafferma l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo, mettendo in luce la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani.
Si parte con la sezione Caos e Creazione, dove il tema della metamorfosi è agganciato al passaggio dalla materia informe allo spazio ordinato, costruito attraverso la visione di artisti come Louis Finson, Herri met de Bles, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși. Lo stesso tema, declinato in modo diverso, torna nella sezione dedicata al mito di Pigmalione: qui è il potere creativo dell’artista a dare forma all’invisibile, come raccontano le opere di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin.
Dalla nascita alla morte: il tema dell’oltretomba e della risalita dall’oscurità prende forma attorno al perno simbolico del Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, con opere come Orfeo ed Euridice, che raccontano l’esperienza di chi ha attraversato da vivo il regno dei morti.

Il tema centrale resta però sempre quello della trasformazione: da donna a ragno, come accade ad Aracne, spunto per presentare dipinti, arazzi e manufatti tessili; da essere umano a pietra, come nel racconto di Perseo e Medusa, visto attraverso le opere di Rubens, Sebastiano Ricci e Antonio Tempesta.
Grande spazio infine agli amori di Giove, con opere dedicate a Leda e il cigno e alla Danae: qui sono la forza dell’amore, del desiderio e della passione a innescare un processo trasformativo, a tratti quasi spettacolare, come nella pioggia d’oro che cade nel grembo di Danae, magnificamente rappresentata dall’opera di Correggio in mostra.