Nel suggestivo scenario del Teatro Romano di Ostia una serie di spettacoli che intrecciano il mito classico con la contemporaneità
Dal 25 giugno al 18 luglio 2026 prende il via la seconda edizione del Teatro Ostia Antica Festival 2026, dal titolo Il Senso del Passato. Nello straordinario scenario del Teatro Romano di Ostia un cartellone dal respiro internazionale che intreccia la forza del mito classico con i linguaggi della contemporaneità, offrendo uno sguardo sulle sfide del presente.
Dalla tragedia greca alla danza d’avanguardia, il Festival si distingue per l’incontro tra tradizione e l’innovazione della scena contemporanea, attraverso le creazioni di quattro maestri della scena nazionale e internazionale:
Theodoros Terzopoulos, Asterios Peltekis, Angelin Preljocaj e Filippo Dini.
Per tutte le repliche del Festival è attivo un servizio navetta dal Teatro Romano di Ostia a Roma Piramide, in collaborazione con Come Back Home, al costo di €15.

Il Programma
Si comincia il 25 e il 26 giugno con Le Baccanti di Euripide, diretto per la settima volta dal grande Maestro greco Theodoros Terzopoulos, che così commenta la tragedia:
“Baccanti è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporlo in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa. Torna da noi come uno straniero e ci invita a sacrificare il nostro corpo sull’altare dell’Ignoto e del Trascendente”.
Theodoros Terzopoulos
Il 4 e 5 luglio invece andrò in scena Lysistrata di Aristofane, un’opera profondamente politica e umana, incentrata su quel momento in cui una società, stremata dalla sofferenza, cerca urgentemente un nuovo modo di organizzarsi. La figura archetipica dell’eroina non propone riforme, né introduce nuovi riarrangiamenti istituzionali. Al contrario, Lysistrata propone qualcosa di completamente diverso: il ripristino del corpo, del desiderio, della cura e della responsabilità collettiva come azione politica.
Il 10 e 11 luglio spazio alla danza con Requiem(s), diretto da Angelin Preljocaj: un’intensa riflessione sulla memoria, la perdita e il rapporto profondo tra vita e morte. un aserie di coreografie che mettono in campo una processione di corpi che cerca di mettere in prospettiva il mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita.
Chiude il cartellone il 18 luglio l’Alcesti di Euripide, diretta da Filippo Dini, che narra di una morte inaccettabile, quella di una vittima sacrificale.
“Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite; mi fa pensare al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore”.
Filippo Dini
